Rassegna storica del Risorgimento
Commemorazioni. Umberto Marcelli
anno
<
1999
>
pagina
<
617
>
Libri e periodici 617
XV non rifuggì dal concedersi comportamenti di giovialità e di confidenza, dai quali emergono la sua arguta intelligenza e la sua modesta semplicità monacale (1 dicembre 1915, I, p. 296). Al Monti egli consentì l'accesso al suo appartamento privato, ovviamente in via eccezionale, la conversazione e lo scambio di commenti lepidi su argomenti anche leggeri, l'ascolto della messa da lui celebrata, il bacio e la benedizione sul letto di morte. Soprattutto il papa si mostrò e si dichiarò sollecito della regolarizzazione del rapporto d'affetto che legava il Monti, vedovo della prima moglie, a Maria Lucchesi: e fu il pontefice in persona a celebrare il matrimonio nella propria cappella privata, dopo di avere ascoltato, nel sacramento, la confessione del Monti alcuni giorni prima della cerimonia: [...] oggi è stato un giorno solenne, indimenticabile, che segna una data luminosa nella mia vita (9 maggio 1918, H, p. 314).
L'evento che campeggia immane su ogni altro è, necessariamente e inevitabilmente, la Grande Guerra. Su di esso il diario offre una serie fittissima di notazioni che costituiscono, secondo lo Scotta, una specie di profilo di storia politica segreta della prima guerra mondiale (I, p. 1). Dalle frenetiche trattative condotte per evitare il conflitto, prima, e il coinvolgimento dell'Italia, poi, fino al peana del novembre del 1918, non v'è accadimento, ancorché minimo, che non trovi eco nelle memorie del Monti. E, accanto agli accadimenti, trovano registrazione e commento le tensioni e gli scontri diretti tra il governo italiano e la Santa Sede (a partire dalla requisizione di palazzo Venezia, dimora ufficiale dell'ambasciata degli Imperi centrali presso la Santa Sede, al tormentato processo contro il prelato tedesco Rodolfo Gerlach, accusato e riconosciuto colpevole di spionaggio a favore della Germania, al presunto boicottaggio, da parte italiana, della pontificia Nota alle potenze belligeranti del 1 agosto 1917), la concordia di azione per evitare i bombardamenti aerei sulle città, le provvidenze poste in atto per i contatti dei familiari con i prigionieri di guerra e per il ritorno di questi in patria. In particolare, dalle pagine del diario emerge il giudizio totalmente negativo della Santa Sede sull'opera del ministro Sidney Sonnino. Di lui il segretario di Stato card. Pietro Gaspara, certamente meno morbido del pontefice, non esita a dire che starebbe meglio a Mondo Marcio (manicomio) che al ministero affari esteri (14 maggio 1918, II, p. 317), a conclusione di una serie di giudizi davvero caustici che il Monti registra in molte pagine delle memorie. Al Sonnino vengono addebitate e rimproverate la responsabilità dell'entrata in guerra dell'Italia, una sorda e continua e preconcetta ostilità verso la Santa Sede e verso le sue iniziative di pacificazione, l'insensibilità alla condizione dei prigionieri italiani, l'acquiescienza, nella conduzione del conflitto, alle mire egemoniche dell'Inghilterra, e, insomma, una pressoché totale insipienza politica.
Dalle pagine del diario mondano appare adamantino e indiscusso il patriottismo di Benedetto XV. Nonostante il pontefice abbia sempre agito da padre universale, non si può non rilevare in lui una nota di fierezza nel leggere che, compiacendosi dell'esito tanto favorevole all'Italia, [egli] dice che è tantoppiù da essere lieti in quanto che l'Italia dovrà a se stéssa il compimento delle proprie aspirazioni, anziché doverla [sic] alle concessioni, alla elemosina della conferenza per la pace. (E questo è il parlare di un papa austriacantell) (19 novembre 1918, TI, p. 397).