Rassegna storica del Risorgimento

Commemorazioni. Umberto Marcelli
anno <1999>   pagina <618>
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618 Libri e periodici
Sulla Conciliazione il Monti non aveva uno specifico mandato di trattativa. Eppure si può dire che tutta la sua azione mirò a tale fine come al coronamento di un sogno che egli vagheggiava quale italiano e quale cattolico: Oh! se potessi contribuire colla mia opera aUa realizzazione di un sogno che deve essere nel cuore di ogni buon italiano, quale fortuna e quale soddisfazione sarebbe per mei (7 di­cembre 1918, II, p. 405). Benché si possa episodicamente rilevare in lui una indul­genza all'autocompiacimento, è da riconoscere che il suo lavoro paziente e tenace valse a svelenire un rapporto di conflitto o, quantomeno, di incomprensione e a porre le premesse per un'intesa di reciproca soddisfazione. In questa opera il Monti agi sempre sotto la guida e l'egida di Vittorio Emanuele Orlando, che, nella molte­plice veste di ministro di Grazia Giustizia e Culti, di ministro dell'Interno e di pre­sidente dei Consiglio, perseguì l'obiettivo della conciliazione con piena lealtà e coe­renza. Cosicché, quasi alla fine del proprio incarico, il Monti poteva a buon diritto concordare con il card. Bonaventura Cerreti nel ritenere che i rapporti sono ora così cordiali che ben poco resta da fare ed a regolare mettendovi un po' di buona volontà (27 dicembre 1920, II, p. 568). Anche se non sarebbe toccato né al Monti né a Benedetto XV condurre a compimento l'opera iniziata.
Per il 1921 il diario tace del tutto. Le poche pagine del 1922 sono dedicate alla breve malattia e alla morte di Benedetto XV: mentre la bara del pontefice viene calata nella cripta della basilica di San Pietro, il barone Monti si congeda dall'amico Giacomo e dalla storia con una dichiarazione tanto fiera quanto lapidaria: Ho compiuto il mio dovere fino all'ultimo e chiuso i 7 anni e 4 mesi della mia missio­ne (26 gennaio 1922, II, p. 576).
La ricchezza dei due volumi non si esaurisce nelle tematiche qui fuggevol­mente illustrate. Come in un caleidoscopio, si muovono in essi innumerevoli perso­naggi del mondo ecclesiastico (Federico Todeschini, Eugenio Pacelli, Celestino En-drici, Teodoro Valfré di Bonzo, Raffaele Scapinelli ecc.) e del mondo politico (Giulio Boselli, Francesco Saverio Nitri, Filippo Meda, Luigi Facta, Giacomo Boni-celli ecc.), e si intersecano variegate vicende (la fondazione in Italia del Partito Po­polare, la valutazione della Chiesa sull'ideologia comunista, il movimento sionista e l'assetto politico del Medio Oriente ecc.) su cui il Monti, a detta dello Scotta con il quale non si può non concordare , si esprime con discrezione, senso della misura, onestà intellettuale, rigore morale, tratto diplomatico (I, p. 9).
Siamo di fronte, insomma, a una fonte di eccellente valore e di assoluta im­portanza. Senza la quale non sarà più possibile scrivere di storia del Novecento. E questo il pregio che va obiettivamente riconosciuto all'opera dello Scotta.
L'autore ha voluto fornire efficaci chiavi di accesso immediato ai volumi me­diante gli accurati Indici conclusivi: dei nomi di persona (II, pp. 607-638), dei luo­ghi (pp. 639-655), delle illustrazioni (pp. 656-659) e, soprattutto, degli argomenti (pp. 579-605). Per quest'ultimo è da rilevare lo scrupolo severissimo di rinviare al manoscritto del diario, la numerazione delle carte del quale è riportata nel titolo corrente di ogni singola pagina della presente edizione a stampa.
MARIANO NARDBLLÓ