Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana
anno
<
1999
>
pagina
<
10
>
10 Romano Ugolini
dare a pochi sapienti della Nazione il compito dell'indirizzo politico ed ideologico della Repubblica e a concentrare gli sforzi nella pratica amministrativa mostrava chiaramente la condivisione di un disegno politico di ampio respiro, disegno che aveva il principale referente in Carlo Armellini.
La figura di Armellini è stata recentemente, e opportunamente, rivalutata dal bel lavoro di Marco Severini che non a caso lo ha intitolato Armellini il moderato.2) Può forse stupire definire tout court moderato l'uomo che solennemente il 26 dicembre 1848 aveva letto al Consiglio dei deputati il progetto di legge sulla Costituente introducendo l'argomento con una indiscutibile intonazione democratica: Ecco il 1849. Ecco il secondo atto del dramma, e voi siete chiamati ad aprirlo per dargli una soluzione degna della patria, degna del secolo, degna di voi.3) Tre giorni dopo Armellini varava il decreto di convocazione delle elezioni per la Costituente; ancora due giorni, ed il 31 dicembre 1848 licenziava il testo della normativa elettorale)
31 dicembre 1848: esattamente un mese dopo, il 31 gennaio 1849 lo stesso Armellini faceva pubblicare legge e normativa per le elezioni municipali.5) Ci addentreremo in seguito a valutare le differenze tecniche fra le due normative elettorali; quello che ci preme affrontare subito è la questione della patente contraddizione tra due testi varati dalla stessa persona, ma con caratteristiche diametralmente opposte: se manifestamente democratica era la normativa elettorale per la Costituente, manifestamente conservatrice era quella per i Municipi.
In realtà la voluta contraddizione tra le filosofie che ispireranno i due testi rispondeva ad una strategia precisa, rispondente ad un lucido conseguente disegno riformatore. Armellini aveva una conoscenza approfondita della realtà e delle aspirazioni di un emergente ceto nobiliare e borghese formatosi soprattutto in provincia durante il pontificato di Gregorio XVI, ceto che da tempo puntava occhi speranzosi su Roma perché il laisse-faire del Quirinale e della Curia si tramutasse in un quadro normativo che ne legittimasse e premiasse la vocazione riformatrice in campo arnministrativo. La percezione di Armellini non era isolata: era condivisa soprattutto da
9 Pisa-Roma, 1995.
3) Jvi, p. 142.
4) Vedile in Raccolta delle leggi e disposizioni del Governo Provvisorio Pontificio che incominciò col 25 novembre 1848; ed ebbe termine il 9 febbraio 1849 epoca in cui fu proclamata la Repubblica romana, Roma, 1849, pp. 87-91 e 92-100.
5) Iw, pp. 260-293.