Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana
anno
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1999
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pagina
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12
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12 Romano Ugolini
Ciò spiega il varo a distanza di un mese di due normative elettorali antitetiche nella filosofia che le ispirava: l'una, per la Costituente, di carattere profondamente democratico, si compendiava in 44 articoli semplici e poco dettagliati; l'altra, per le municipali, si limitava unicamente a riformare la legislazione pontificia in 138 articoli assai puntuali sotto il profilo giuridico. Più esplicite sono le parole di Filippo Ugolini: nel primo caso l'eletto doveva professare i princìpi repubblicani, nel secondo si dichiarava con chiarezza che non era necessario: bastava essere onesto, capace e, soprattutto, amico delle libere istituzioni e del progresso.7) Ancor più chiaro, se vogliamo, fu lo stesso Pio IX, rapido nello scomunicare il 1 gennaio 1849 eletti ed elettori per la Costituente, ma dimentico di estendere la condanna ai votanti e ai votati per le municipali capitoline.
Non vogliamo assolutamente accusare Armellini di malafede in campo ideologico: egli fu magna pars sia nelle vicende politiche che in quelle amministrative che condussero alla Repubblica e al suo Governo; si limitò fino alla fine di marzo a intraprendere, convinto, l'una e l'altra via, attento solo a tenerle rigidamente separate. Mutò avviso solo quando si rese conto della ingovernabilità dell'Assemblea Costituente e quando ipotizzò l'impossibilità per la Repubblica di resistere a lungo sia sul piano militare (contro quattro eserciti) che sul piano finanziario.
Dalla nascita del triumvirato con Mazzini e Saffi, Armellini fece le sue scelte, cominciò a valorizzare le tante cariche amministrative che ricopriva, e tra esse particolare rilievo dette a quella che a noi più interessa, l'essere cioè dalla fine di gennaio, dopo le dimissioni del principe Corsini, responsabile dell'amministrazione del Campidoglio. È noto grazie al lavoro di Severini come alla vigilia dello scontro decisivo con i francesi, Armellini prospettasse l'idea di non combattere e di trattare con il Papa la salvaguardia di quanto avvenuto sul piano amministrativo. E altrettanto noto, ricordando Vittorio Emanuele Giuntella e il suo articolo del 1949 su II Municipio di Roma e le trattative col generale Oudinot8) come, dopo la sconfitta militare, i francesi legittimassero il Campidoglio riconoscendolo come interlocutore ufficiale. Il progetto di Armellini, attraverso il Senatore di Roma Sturbinetti, trovava buona accoglienza fra i militari francesi e, successivamente, a Parigi. La continuità del discorso riformatore, che Armellini aveva salvaguardato nel passaggio dal neoguelfismo alla Repubblica, poteva persistere grazie ad Armellini e Sturbinetti anche nel passaggio delicato alla Restaurazione pontifìcia.
Pv UGOLINI, istruzione cit, p. 233.
4 In Archivio dilla Società romana di Storia patria, LXXII (1949), pp. 121-137.