Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana
anno <1999>   pagina <34>
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Carlo M. Fiorentino
secolo, il liberalismo, che proprio per far breccia su larghi strati popolari si stava nutrendo di nuove o rinnovate istanze economiche e sodali3)
Tra gli argomenti più dibattuti dalla pubblicistica prodotta dagli intel­lettuali di origine borghese dello Stato pontificio vi era la questione della soppressione della manomorta ecclesiastica come parte qualificante di un sistematico intervento legislativo volto contro tutti quei vecchi arnesi giuri­dici che impedivano nel territorio statuale la libera circolazione dei beni mobili e immobili. Tale pubblicistica, che si rifaceva alla tradizione del secolo precedente dei regimi illuminati prima e di quello napoleonico poi, seppure con estrema difficoltà riusciva a " scardinare la pesante censura ecclesiastica e a diffondersi anche fra gli strati inferiori della società. Non negava il suo apporto alla diffusione delle istanze di rinnovamento politico e sociale anche quel particolare ceto di intellettuali proveniente dal basso clero, soprattutto secolare, il quale già in passato, al tempo della prima Repubblica Romana, aveva dato prova in alcuni suoi esponenti più attivi di costituire un efficace veicolo di trasmissione del pensiero democratico e delle istanze sociali più avanzate negli strati popolari della città e della campagna. Ma anche nella Curia romana vi era chi, come già mons. Sala all'indomani della Restaurazione,4) esprimeva forti critiche per l'eccessivo peso nello Stato e nella società del clero regolare e della manomorta. Pen­siamo, ad esempio, a mons. Mario Felice Peraldi, che in uno scritto del 1855, ma certamente pensato negli anni precedenti la sua pubblicazione, suggeriva di espropriare i vasti conventi femminili situati nell'area più salubre di Roma tra il Quirinale e l'Esquilino, inutili alle monache, per trasformarli in alloggi per il popolo.5)
Se queste erano le premesse ideologiche e sociali che stavano alla base della politica ecclesiastica della Repubblica Romana e del Municipio di Roma, certamente il problema finanziario che angustiava le casse dell'erario in quella difficile congiuntura storica, insieme alla necessità di mediazioni sociali e diplomatiche, condizionerà le linee programmatiche e l'azione effettuale del triumvirato e degli organi municipali rispetto all'ormai annosa questione dei beni delle corporazioni religiose i beni nazionali, secondo la dizione ideologizzante del periodo napoleonico ancora in uso cinquantanni
5) Ivi, p. 14.
<) G.Av SALA, Piano di riforma umiliato a Pio VH, nuova ed., Roma, 1980.
5) M. F. PERALDI, Sulto stato attuale politico ed economico dei domini della Chiesa roma­na. Bastia, 1855. Il saggio in questione era ricordato anche da G. LETI, Roma e lo Stato Pontificio dal 1849 al 1870. Note di storia politica, Ascoli Piceno, 19112, voi. I, p. 107.