Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana
anno <1999>   pagina <36>
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Carlo M. Fiorentino
Con il provvedimento del 21 febbraio il governo repubblicano si po­neva l'obiettivo di impossessarsi del più sicuro mezzo per sciogliere le questioni, sociali e finanziarie, in cui lo Stato romano si dibatteva da anni.'3 Esso costituiva il punto di partenza degli interventi legislativi successivi e sarà fondamentale per l'esistenza della stessa Repubblica. Infatti, attraverso la garanzia costituita dai beni ecclesiastici il governo repubblicano avrebbe potuto di volta in volta, in base ai propri bisogni finanziari, emettere carta moneta senza aggravare quel processo inflativo già assai marcato, il quale diversamente avrebbe potuto segnare anticipatamente la fine della Repubblica. Per contro, la legge del 21 febbraio porterà alla definitiva rottura fra la Repubblica e le autorità ecclesiastiche, le quali lotteranno con ogni mezzo per la conservazione dei propri diritti di cui si sentivano illegittimamente spogliate, coinvolgendo nella protesta una parte della popolazione romana più legata ai valori sociali e spirituali tradizionali.13)
Infatti, nonostante queste misure volte decisamente in senso democra­tico, le quali almeno in parte intendevano soddisfare la sempre delusa parola d'ordine della terra ai contadini, sembrerebbe che il governo repub­blicano non avesse trovato pienamente tra il ceto popolare quel consenso desiderato, visto che Aurelio Saffi, ministro dell'Interno e prossimo triumvi­ro della Repubblica con Mazzini e Armellini, era dovuto intervenire con la propria firma dalle colonne del Monitore Romano per calmare una parte dell'opinione pubblica romana, indispettita dalla requisizione di alcune campane della Chiesa di S. Maria in Vallicella in base al decreto 24 febbraio 1849.14) Seppure sia difficile stabilirlo con esattezza, è da supporre che il malcontento della popolazione romana, sobillata dallo stesso clero più
'9 D. DEMARCO, Una rivoluzione sociale tit, p. 121.
J H p. 122.
* Una falsa apprensione, aveva scritto in quell'occasione il futuro triumviro dalle colonne dell'organo ufficiale della Repubblica, erasi a questi giorni messa negli animi di alcuni vostri fratelli; la quale, fomentata ad arte dagli avversar) delle popolari libertà, li conduceva a credere, che la Repubblica intendesse a spogliare le Chiese delle campane necessarie al servigio del culto, nulla curando di defraudare i fedeli del sacro suono che li raccoglie a preghiera. Indi voci sdegnose e appello a fraterne discordie, opera infelice della menzogna. [...] La legge vuole convertire in istrumenti di difesa contro i barbari le sole campane superflue; ed eccettua quelle delle Parrocchie, delle Basiliche Patriarcali, delle Chiese Nazionali, e quelle che hanno pregio di antichità o di maestrevole lavoro. ... {Monitore Ramano, 12 marzo 1849). L'incidente, che aveva coinvolto una parte dei fedeli, si era verificato quando i filippini di S. Maria in Vallicella in risposta alla richiesta di alcuni ufficiali della Repubblica dell'offerta della campana, si ricusarono di aderire ma esposero ipocrita-niente il Santissimo... come se si trattasse di evitare un flagello.