Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana
anno
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1999
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Carlo M. Fiorentino
rizzare in contanti i beni ipotecati, la cui prima rata era scaduta nel gennaio del 1849.18) In mancanza di questa ammortizzazione il governo della Repubblica,19) al fine di proceder senza indugio alla vendita dei Beni ipotecati a garanzia dei medesimi, decretava la messa in vendita degli immobili descritti negli elenchi 19 Maggio 1848, già ipotecati a sicurezza dei Boni del Tesoro, e quei fondi che, in virtù dell'Art. 2 dell'Ordinanza Ministeriale 5 Giugno 1848, si surrogassero ai beni già ipotecati, i quali fossero soverchiamente gravati da iscrizioni a favore di particolari, escludendo per ora quelli spettanti a' Pii Stabilimenti (art. 1). H possesso e il godimento delle rendite di questi beni sarebbero stati trasferiti ai compratori soltanto al momento della definitiva aggiudicazione (art 2); mentre gli oneri e gravami a favore di particolari sarebbero stati rimborsati del capitale e dei frutti oppure sarebbero stati trasferiti sopra altri beni nazionali e Stabilimenti Pii che avrebbero offerto corrispondente sicurezza (art. 3). Altri articoli prevedevano le modalità relativa agli incanti.2
Era questo il primo atto incisivo della Repubblica Romana rispetto all'annosa questione della manomorta ecclesiastica.
I8> Ivi, pp. 180-182. Le case religiose romane interessate erano le seguenti: SS. Domenico e Sisto (domenicane), S. Caterina da Siena (domenicane), S. Clemente (domenicani), S. Silvestro in Capite (francescane), S. Caterina dei Funari (agostiniane), S. Maria degli Angeli (certosini), S. Francesca Romana (olivetane), S. Bernardo alle Terme (cistercensi), S. Agostino (agostiniani), SS. XII Apostoli (minori conventuali), S. Bonaventura (minori conventuali) S. Marcello (serviti), e S. Salvatore in Onda (minori conventuali) (ivi, pp. 185-203).
i9) In verità, proprio alla vigilia della ruga di Pio IX da Roma, con lettera a stampa del 27 ottobre 1848, il prefetto della S. Congregazione dei Vescovi e Regolari si era rivolto a Pio IX a nome dei vescovi e dei superiori degli ordini religiosi dello Stato Pontificio offrendo la somma di 4.000.000 scudi nel desiderio di concorrere a sollevare il credito finanziario dello Stato per le attuali vicende decaduto, ed a liberare la Santità Vostra dall'amarezza che dovrebbe provare nel vedere esposti a vendita i Beni Ecdesiastici ipotecati in garanzia dei due milioni di Boni del Tesoro. La somma sarebbe stata pagata in 15 rate annuali con scadenza fissa nel mese di dicembre a partire dal 1849. Tale offerta, si asseriva ancora nella lettera, si fa dal Clero secolare e regolare a condizione di ottenere l'immediato svincolo dei Boni del tesoro e di non essere in alcun modo ritenuti respondabili per l'ammortizzazione de' Boni stessi II Clero sebbene ristretto nelle sue rendite gravato di molti pesi, e soggetto ai comuni contributi si sottopone a questo non tenue sagrificio. Peraltro ritiene per certo che questo sia il limite de' suoi aggravj; che la sua proprietà sia inviolabile anche a forma dell'art 9 dello Statuto, e che i suoi beni non siano gravati più di quelli laici [...J* (ASV, Archivio "Particolare Pio IX. Oggetti vari, fase. 324). Le vicende politiche immediatamente successive non consentirono a Pio IX di prendere in considerazione questa offerta.
ty Monitore Romano, 7 marzo 1849.