Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana
anno <1999>   pagina <41>
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La politica ecclesiastica e ramministrazione capitolina 41
Repubblica.31) Ciò si evince, ad esempio, all'indomani del 26 aprile, quando le truppe del generale Oudinot attaccarono Roma e il governo della Repub­blica dovette accelerare le pratiche relative all'occupazione degli edifici claustrali, soprattutto quelli allogati nei rioni interessati agli scontri, per adibirli a caserme, ospedali, e alloggi per molte famiglie romane costretta dai bombardamenti francesi ad evacuare le proprie abitazioni. In quell'oc­casione l'atteggiamento del clero regolare non soltanto fu per la massima parte improntato a collaborazione verso le autorità civili, ma entro una certa misura fu anche di adesione ideologica ai valori che sottostavano alla difesa di Roma da parte della Repubblica. Nel proclama del Triumvirato (Armellini, Saffi, Mazzini) del 26 aprile, che comunicava ai romani la decisione del­l'Assemblea costituente di respingere la forza con la forza,32) tra le altre motivazioni di questa determinazione vi era l'asserzione che la libertà è dono di Dio che noi non possiamo alienare menomamente senza delitto .33) Questi richiami della divinità nelle contingenze storiche, che ritornavano spesso nei proclami della Repubblica, di cui la popolazione romana subiva tutta la suggestione,34) furono recepiti in diversa misura anche dai religiosi, alcuni dei quali si mostrarono, come si è detto, davvero convinti, nono­stante gli anatemi provenienti da Gaeta, che in Roma la Provvidenza divina operasse in favore della Repubblica. Era il caso degli agostiniani di S. Agostino, i quali, nello scongiurare il governo a non adibire il loro con­vento a caserma militare, ma eventualmente a sede di qualche dicastero, in modo da salvaguardare l'unico edificio di Roma progettato dal Vanvitelli e la preziosa biblioteca, asserirono attraverso il loro procuratore come essi
M) Va tuttavia sottolineato, che la maggiore malleabilità dei religiosi ne) loco complesso nei confronti del governo della Repubblica, rispetto a quanto accadde vent'anni dopo, era dovuto probabilmente a tre cause: 1) timore della reazione del governo, il quale aveva mostrato verso quei religiosi refrattari ai dettami della Repubblica decisione e durezza; 2) assenza di Pio IX da Roma e conseguente situazione di abbandono in cui si trovava dal punto di vista spirituale e psicologico il dero regolare e secolare, nonostante la presenza a Roma di cardinali e superiori di Ordini religiosi; 3) consenso del basso clero secolare e degli Ordini mendicanti alla politica sociale della Repubblica, che rispondeva ad antiche rivendica­zioni ideologiche e sociali.
32) In nome di Dio e det Popolo, in Monitore Romano, 27 aprile 1849.
3J). Romani, ibidem.
34) Lo stesso Pio IX, seppure con fini opposti, faceva sovente ricorso a queste sugge­stioni' cfr. G. MARTINA, // dùcono di Pio TX al corpo diplomatico la mattina del 20 settembre, in Rivista di Storia della Chiesa in Italia, XXV (1971), pp. 533-545; ID., Pio IX (1867-1878), Roma, 1990, passim; C.M. FIORENTINO, Chiesa e Stato a Roma negli anni della Destra storica cit, pp. 533-534.