Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana
anno <1999>   pagina <43>
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La politica ecclesiastica e Vamministrazione capitolina 43
città natale a Roma per ordine della autorità viterbese.3?) Non conosciamo il profilo politico di questo sacerdote, certamente non elevato, ma probabil­mente il suo non doveva costituire l'unico caso in Roma, dove soprattutto fra i religiosi degli Ordini mendicanti non mancavano coloro che teorizza­vano l'applicazione dell'organizzazione comunistica propria della Regola anche fuori dal chiostro.4
H merito di aver saputo in qualche misura coinvolgere attivamente i religiosi nell'atmosfera di rinnovamento promossa dalla Repubblica e nella difesa di Roma fu in primo luogo del triumvirato, nonostante la radicale legislazione ecclesiastica, la quale se fu avversata da quei religiosi ed erano certamente la maggior parte che intendevano rimanere fedeli ai voti religiosi e ai dettami della Chiesa, consentiva una inaspettata via d'uscita a quelli ed erano anche loro una parte rilevante del clero rego­lare che più si erano avvicinati ai valori liberali e nazionali. In soccorso di questi ultimi venne il decreto del 27 aprile, il quale, ritenendo che il voto religioso non costituisce che una relazione morale fra la coscienza e Dio, non riconosceva la perpetuità dei voti degli Ordini regolari, dando facoltà e protezione ad ogni religioso che intendeva sciogliersi da quelle regole, all'osservanza delle quali s'era obbligato con voto entrando in reli­gione . La Repubblica, da parte sua, avrebbe accolto con gratitudine tra le file delle sue milizie que' Religiosi che vorranno colle armi difendere la patria, per la quale finora hanno innalzato preghiere a Dio .41) Il contenuto del decreto fu comunicato direttamente ai religiosi da Antonio Strambi e due consiglieri comunali incaricati dalla Repubblica di recarsi nei singoli monasteri e conventi romani, i quali furono accolti senza ostilità dai supe­riori degli ordini religiosi. Secondo il rapporto dei tre commissari, la mag­gior parte dei religiosi manifestò di aderire alle idee democratiche del tempo, precipuamente negli ordini più povere, niuna adesione manifesta-
3) Giovanni Caroselli, sostituto preside di Roma e Comarca, al ministro dell'Interno, 18 febbraio 1849, n. 1148/1320, in ASR, Miscellanea Repubblica Romana (1849), busta 16, fase. 36 (Beneficenza).
40) Peraltro l'organizzazione comunistica interna alle case religiose doveva costituire per la classe dirigente liberale un motivo aggiuntivo per sopprimere le corporazioni religiose. A me basta indicare, aveva detto l'on. Sulis alla Camera il 17 maggio 1873, che al tempo del Direttorio in Francia, il celebre Babcuf tentò la prima prova del comunismo e dichiarò nel processo per cui fu condannato a morte, che aveva tratto dall'interiore ordinamento dei conventi i canoni fondamentali del suo scisma sociale (cit. in G.M. FIORENTINO, Chiesa e Stato a Roma cit, p. 244, nota 263).
4J> Monitore Romano, 28 aprile 1849.