Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana
anno <1999>   pagina <53>
immagine non disponibile

II Municipio riformato e la Repubblica Romana 53
Innanzitutto il problema delle risorse finanziarie. Pur se la rappresen­tanza ebbe compiti limitati, fu tuttavia proprio nel corso della prima metà del '49 che essa vide delinearsi più concretamente i confini della propria attività e, soprattutto, i fondamenti della propria autonomia.
Ne è riprova il compimento, ancor prima dell'avvento della Repub­blica, e precisamente il 27 gennaio, del passaggio al Comune delle rendite di sua spettanza, passaggio più volte rimandato dalle precedenti autorità ecclesiastiche a causa della sua delicatezza e che sarà, dopo la caduta della città, fonte di nuovi dissidi fra rappresentanti municipali e potere restaurato. In quella data fu infatti firmata la convenzione ufficiale con la quale il governo provvisorio, nella persona del ministro delle Finanze Livio Mariani, e il conservatore Ottavio Scaramucci si accordarono affinché fossero defini­tivamente ceduti al Comune i proventi rivenienti dallo stabilimento di mattazione, dalla dogana di pesi e misure, dalla tassa patenti, dal dazio di consumo su carni, liquidi e foraggi e da quello sul macinato, fatti salvi i corrispettivi da versare al governo. Avvenimento di grande importanza per il Campidoglio, che in tal modo otteneva una sua autonomia impositiva, liberandosi dell'assegno provvisorio di 500.000 scudi
A ben vedere, questa cessione rappresenta l'omologo laico del motu proprio di Pio IX, un atto con il quale, cioè, le forze già in parte rivoluzio­narie del governo provvisorio riconobbero al Comune il suo status di potere locale e si adoperarono per metterlo in condizione di raggiungere i suoi obiettivi
Anche in questo caso, tuttavia, le difficoltà a porre in essere concreta­mente queste nuove prerogative furono molte. Dal 19 febbraio il Municipio cominciò a riscuotere le tasse di propria pertinenza ma all'inefficienza degli impiegati, alle documentazioni incomplete e all'evasione fiscale si aggiunse ben presto la volontà della dirigenza repubblicana di non inasprire la pres­sione fiscale sulla cittadinanza, tanto che, ad esempio, nel mese di aprile, la tassa sulle patenti venne sospesa per volere del Triumvirato.
Fino alle elezioni di aprile rimase in vigore, con un numero di consi­glieri e conservatori via via sempre più ridotto, la precedente rappresen­tanza, guidata prò tempore da Carlo Armellini, che poteva comunque ancora contare su diversi collaboratori di valore, tra cui lo stesso Scara­mucci, Enrico de Dominicis e Luigi dall'Olio, tutti destinati però ad allon­tanarsi ben presto. All'operato di questo piccolo gruppo, che si occupò delle pratiche correnti (concessioni di licenze, trasferimenti di impiegati, stato civile) e dell'esame del preventivo di bilancio per l'esercizio in corso, si sovrappose l'attività di due commissioni esterne. La prima, presieduta da