Rassegna storica del Risorgimento
Stato pontificio. Civitavecchia. Secoli XVIII-XIX
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1999
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11 Municipio riformato e la Repubblica Romana 57
gere quegli obiettivi ai quali la normativa del '47 e le ulteriori attribuzioni degli inizi del '49 potenzialmente la destinavano, la consapevolezza piena da parte dei consiglieri della drammaticità degli eventi e la scelta senza esitazioni, pur da parte di elementi sostanzialmente estranei al movimento democratico e repubblicano, di schierarsi a difesa della città.
Questa maturità fu riconosciuta al momento dell'ingresso dei francesi, quando il Campidoglio riacquistò un ruolo politico immediatamente operativo: quello delle trattative con Oudinot.4) Il Consiglio comunale infatti, unica istituzione riconosciuta dai soldati d'oltralpe, inviò immediatamente presso il generale una delegazione formata da Feliciani, Guglielmotti, Antonio de Andreis e Andrea Pasquali E certamente Oudinot, nell'accettare inizialmente la mediazione, confidava nella capacità dei consiglieri di tenere sotto controllo la situazione nella capitale e, proprio per questo, non intendeva indebolire troppo la rappresentatività di quelle forze sociali che avrebbero potuto temperare la restaurazione papale.
Ben presto alla delegazione comunale si aggiunsero Sturbinetti, che ne divenne il presidente, Sterbini, Montecchi, Cesare Agostini e Felice Scifoni. Le trattative non erano però destinate ad avere buon esito: impossìbile, per i francesi, accettare le condizioni che i deputati ponevano loro al fine di tutelare i difensori della Repubblica. I consiglieri avevano infatti chiesto di garantire a tutti la libertà individuale e la sicurezza della proprietà per ogni fatto antecedente alla caduta della Repubblica e, soprattutto, domandavano di mantenere in servizio la Guardia Nazionale, che pure aveva combattuto in difesa della città, e di non imporre contributi di sorta alla popolazione.
I rapporti divennero sempre più tesi. Se Rostolan, il nuovo governatore, sollecitava assieme ad Oudinot il concorso del Campidoglio nell'amministrazione civica, Sturbinetti rispondeva il 5 giugno chiarendo i limiti nei quali intendeva esercitare il proprio mandato. Al generale il senatore precisava con fermezza che la municipalità avrebbe potuto alleviate i gravi disagi che sarebbero venuti solo se avesse continuato a godere della fiducia dei romani: H solo sospetto che avesse partecipato a misure odiose, a disposizioni non conformi alla loro aspettazione, le toglierebbe fiducia, ed ogni influenza anche per mantenere la pubblica tranquillità. Quindi ha risoluto il Consiglio di significarsi che proseguirà, finché possa convenien-
4) SÌ veda, in proposito, V.E. GlUNTELLA, Il Municipio di Roma e le trattativi col Generali Oudinot, in Archivio Romano della Società di Storia Patria, 1949, pp. 121-137.