Rassegna storica del Risorgimento

Stato pontificio. Civitavecchia. Secoli XVIII-XIX
anno <1999>   pagina <59>
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II Municipio riformato e la Repubblica Romana 59
Costoro, pur non potendo azzerare completamente la scelta operata dai francesi troppo grande sarebbe stata l'ingratitudine nei loro confronti riuscirono via via a introdurre nella Commissione provvisoria, che ad ottobre giunse a 21 elementi, alcuni personaggi scelti tra i più cauti della rappresentanza quarantottesca oppure altri, come Giuseppe Spada, di più genuina estrazione conservatrice. Soprattutto, riuscirono sistematicamente a boicottare le pur minime iniziative di ripristino di una normalità ammini­strativa, quali ad esempio le operazioni di rendicontazione della gestione finanziaria o quelle di revisione degli appalti. Si ricorse inoltre a un'opera di progressivo svuotamento delle attribuzioni comunali, eliminando ogni appoggio normativo sul quale il Comune fondava la propria limitata auto­nomia, come il diritto alla riscossione dei dazi doganali, e indebolendo le basi giuridiche poste dallo stesso pontefice. Più volte si disattese infatti agli stessi editti che Pio IX aveva emanato nel periodo riformista e ci si rifece a direttive lontane nel tempo, che erano state annullate con il motu proprio del '47.
Questa condotta, che si accompagnava all'epurazione dagli uffici co­munali di tutti gli impiegati compromessi con la Repubblica, suscitò serie perplessità anche tra coloro che avevano appoggiato il ripristino dell'autorità pontificia. Pietro Righetti, un banchiere protagonista di alcuni interessanti dibattiti svoltisi nell'aula capitolina nel '48 e allontanatosi all'indomani della fuga di Pio EX, scrivendo a quest'ultimo stigmatizzava il comportamento dei cardinali e lamentava la necessità di una maggiore temperanza pur nella reazione.
Anche gli osservatori francesi non mancarono di registrare questa lotta tra i cardinali e i consiglieri. Il colonello Camille Callier non potè fare a meno di constatare come il triumvirato rosso, il cui obiettivo non era altro che quello de détruire une institution des mauvais temps de Pio EX [...] depuis déjà quelque temps avait déclaré une guerre sourde à la munici-palité.7)
A nulla servirono le dimissioni di protesta di alcuni membri della Commissione, come Pieri e Massoni, né le richieste di Odescalchi affinché venissero rispettati i dettami del motu proprio del 1 ottobre 1847: lo spazio autonomo del Comune si ridusse sempre di più. Anzi, a fronte della ridu­zione delle entrate, avvenuta attraverso la sottrazione delle rendite e gli
A.B. DUPF - M. DEGROS (a cura di), Rome et Its Etats Pontificaux som i'omtpation /frangere: tetlres du Colorili Callier (juillet 1849-mars 1850), Paris, 1950, Lettera a Gobintau, a. 8, 10 settembre 1849, p. 33.