Rassegna storica del Risorgimento

Stato pontificio. Civitavecchia. Secoli XVIII-XIX
anno <1999>   pagina <61>
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II Municipio riformato e la Repubblica Romana 61
stato possibile annullare completamente l'esperienza del biennio '48-'49, che riaffiorò qua e là negli anni successivi, tuttavia la storia del municipio riformato appariva di fatto terminata.
E giunto ora il momento di tirare le fila delle precedenti argomenta­zioni e, dopo aver descritto la parte avuta dal Municipio nelle vicende repubblicane, riassumere quali furono gli effetti che le seconde ebbero sul primo. È ovvio che occorrerà rifuggire da un bilancio finale rozza­mente aritmetico la rivoluzione fece bene o male al Campidoglio? per cogliere piuttosto gli elementi positivi e negativi, in particolare riguardo le competenze gestite e la dialettica potere centrale - potere locale.
Dal primo punto di vista gli effetti furono senz'altro negativi. Se lo sviluppo dell'autorità del Municipio avrebbe richiesto un lungo periodo di pace sociale, gli eventi interruppero invece bruscamente quel lento e controverso processo di maturazione della componente borghese presente in aula che si era espresso attraverso i progetti di riforma della burocrazia e dei servizi resi alla cittadinanza.
Era un processo che, tra l'altro, si faceva forte anche della partecipa­zione attiva ai lavori in aula di elementi più genuinamente conservatori i quali, pur in un contesto di generale impreparazione dei consiglieri nel-Faffrontare le necessità di una nuova politica amministrativa, apparivano talvolta tecnicamente più attrezzati nell'esaminare alcuni temi specifici: pensiamo ad esempio al contributo apportato da banchieri come Righetti nel dibattito sul bilancio o a quello di alcuni medici o avvocati nella ge­stione della sanità o della burocrazia. Nel '49 questo processo si inter­ruppe e non fu più ripreso se non molti anni dopo. Sarebbe stato infatti necessario più di un decennio perché nell'aula comunale tornassero ad essere discussi con maggior vivacità alcuni temi di effettivo interesse per la città.
D'altra parte, la dialettica potere centrale-potere locale e il ruolo di quest'ultimo nella conduzione degli affari cittadini uscirono rafforzati dal­l'esperienza repubblicana. L'autonomia impositiva concessa al Comune e l'eleggibilità delle rappresentanze municipali furono infatti provvedimenti che, al di là della contingenza che vide spesso il Municipio soccombere alle esigenze della guerra e alle ostilità mostrategli dai rivoluzionari, ebbero l'effetto di far acquisire al Campidoglio una più chiara e forte identità istituzionale.
A ben vedere, se è possibile trarre una considerazione finale dalla narrazione effettuata, si può affermare che fu proprio questa l'eredità rima­sta al Municipio anche dopo il '49 e questa eredità la restaurazione cercò