Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana
anno
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1999
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76
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Laura Francescangeli
In questa continuità si inscrive la scelta di ruolo che gli amministratori comunali opereranno nei giorni dell'assedio, quello moderatore ed equilibratore, di servizio, senza sovraesposizioni politiche, di un corpo d'intermediazione che intendeva agire a tutela degli interessi generali della città, contenendone per quanto possibile il disagio sociale. In vista però essenzialmente della difesa di un ordine che era quello dei ceri medi possidenti della capitale, dalle cui fila proveniva la maggioranza degli eletti, nella consapevolezza che la mobilitazione del popolo in armi evocata per l'ultima difesa della Repubblica, con la città messa in fermento dall'affluenza dei corpi volontari e dei fuorusciti italiani, avrebbe potuto anche innestare dinamiche eversive dal basso di quell'ordine sociale.
Animati dal pragmatismo e dallo spirito d'iniziativa della borghesia, dunque, mettendo a frutto le conoscenze tecniche, le esperienze di lavoro e le capacità professionali di cui erano portatori, i cittadini che componevano il nuovo ceto dirigente capitolino avrebbero affrontato i gravi problemi di ordine pubblico posti dall'assedio francese, fornendo i necessari supporti logistici ai combattenti e facendo fronte adeguatamente alla sussistenza e al soccorso della popolazione civile. Ciò impegnando al meglio razionalizzandone per quanto possibile l'organizzazione la macchina amministrativa municipale.
Nella seduta del 27 aprile, mentre in città si apprestavano le difese, il consiglio decideva di organizzare i propri lavori in quattro commissioni operative: La prima secondo la proposta del Conservatore Alceo Feliciani degli approvvigionamenti invigilerà alla provvista e alla vendita delle derrate necessarie al consumo; la seconda di sanità si adopererà che
(Ccccarius), Francesco Sturbinetti Senatore della Repubblica romana, in Roma, 1933, pp. 319-338, 419-440. In esso si sottolinea in particolare la ferma assunzione di responsabilità che guidò l'operato finale del capo della municipalità repubblicana a tutela dei soccombenti e che l'esule scontò con l'addebito personale da parte del governo pontifìcio di quanto prelevato dall'erario 20.000 scudi e distribuito dal municipio ai mìliti dell'armata repubblicana in smobilitazione e ai volontari in procinto di abbandonare Roma al seguito di Garibaldi. Per quanto riguarda il Lunati, questi si impegnò soprattutto nell'elaborazione di progetti per la riorganizzazione e la riduzione dei costi di gestione dei servizi comunali, come testimoniano i rapporti presentati fra il 15 ed il 21 marzo: intorno agli impiegati delle porte, allo stabilimento del Campo Boario e sullo stabilimento di mattazione (ASC, CP, Ammtni-strattone Miscellanea, b. 2, f. 1); il carteggio 4-11 maggio 1849 in ASC, CP, Amministralo* ne Ripubblica Romana, b. 2, f. 1, s. 1, lo mostra inoltre come principale elaboratore del progetto con cui si voleva arginare la crisi economica indotta dalla sparizione della piccola moneta necessaria al piccolo commercio e all'economia di sussistenza delle classi meno abbienti per l' Emissione di piccoli boni [comunali] per il valore di se. 100.000 da bai 14 e da bai 6 ; progetto cui tuttavia il Triumvirato non dette seguito.