Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana
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1999
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Il Senato di Roma e il governo Capilo/ino 89
durante gli anni pontifici, invitando a riflettere sulla tradizione senatoria e sul possibile ruolo del governo cittadino.
Per introdurci, dunque, ad una generale comprensione delle scansioni inteme all'evoluzione del senato di Roma, prima, durante e dopo l'esperienza repubblicana del 1849, appare utile richiamare i momenti e i fattori che caratterizzarono l'elaborazione legislativa relativa alla magistratura romana, le fasi del governo municipale in connessione agli avvenimenti nazionali ed il succedersi dei senatori e dei conservatori capitolini.
Prima delle riforme introdotte dall'occupazione napoleonica, l'ultimo atto che organicamente definisce le attribuzioni del consiglio romano risale al 1580, durante il pontificato di Gregorio XIII; i consigli capitolini, tuttavia, non si riunivano più dal XVII secolo, né esistevano dei veri uffici municipali. Le riforme di Pio VII istituirono nei municipi pontifici consigli non ereditari e una magistratura composta dagli anziani e dal gonfaloniere (moto proprio del 16 luglio 1816), mentre le successive di Leone XII (moto proprio del 5 ottobre 1824) e di Gregorio XVI (editto del 5 luglio 1831) mirarono alla riorganizzazione dell'amministrazione municipale. Roma, tuttavia, era restata legata a un ordinamento speciale, mantenendo un proprio status particolare in quanto città Dominante, centro della cattolicità. Fino al 1847, dunque, essa aveva al suo vertice due organismi: al Senato, organo monocratico costituito da un magistrato con funzioni principalmente giurisdizionali, si affiancava la Camera capitolina, composta da quattro magistrati nominati dal Papa tra le cento famiglie del patriziato romano.4) Privo di uffici e con rendite tanto basse da bastare appena a sostenere le spese ordinarie, il senato aveva perso molte delle sue incerte attribuzioni e gran parte del suo prestigio. Un tentativo per valorizzare il suo ruolo rispetto all'amministrazione centrale dello Stato pontificio venne effettuato, durante il pontificato di Gregorio XVI, intorno alle prerogative senatorie circa il comando della milizia cittadina; l'iniziativa, affidata dalla magistratura romana all'avvocato Francesco Sturbinetti, non ebbe successo.5) Tuttavia, come ricorda bene Pompili Olivieri, occorreva tenere dietro alla pubblica opinione, mentre la nobiltà e la borghesia romana ad essa collegata pre-
4) Sullo sviluppo legislativo relativo alle municipalità pontificie dopo la restaurazione cfr. P. ALVAZZI DEL FRATE, Caratteri dell'amministratone pontificia nell'Ottocènto, in L'am-ministratone comunali di Roma, legislazione, fonti archivistiche 9 documentarie, storiografìa, a cura di M. DB NICOLÒ, Bologna, 1997, pp. 11-34. Per una più ampia riflessione sulla cucia capitolina vedi N. DEL RE, La curia romana. Cenni storico giuridici, Roma, 1941, ora ha Curia romana, lineamenti storico-giuridici, IV ed. aggiornata ed accresciuta, Città del Vaticano, 1998.
s) L. POMPILI OLIVIERI, Il Senato romano cit, voi II, pp. 11-12.