Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana
anno <1999>   pagina <95>
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11 Senato di Roma e il governo Capitolino 9!5
ziale continuità del ceto dirigente romano, non solo patrizio, degli anni Quaranta, andò esaurendosi con la sua progressiva sostituzione di una nuova generazione anagrafica nella seconda metà degli anni Sessanta. Per comprendere, tuttavia, cosa animasse tali generazioni, ed apprezzare l'effet­tiva permanenza o discontinuità dell'azione municipale della classe che aspi­rava a governare Roma, occorre approfondire il ruolo che le istituzioni capitoline attribuivano a se stesse e aU'amministrazione centrale.
In effetti il rapporto che intercorreva a Roma tra consiglio municipale, senato e governo pontificio era assai complesso ed a più dimensioni Alla rivendicazione della rappresentanza capitolina da parte del senato romano, si sovrapponeva la dialettica che parve manifestarsi presto tra lo stesso senato e il consiglio municipale, nonché quella che contemporaneamente si svilup­pò tra istituzioni municipali e organi centrali dello stato.
Il 1 gennaio 1848 il senato diffuse per la città un proclama al quale af­fidava la propria interpretazione della nuova situazione che, sotto la spinta capitolina, si era determinata con la riforma di Pio IX nel governo del municipio. Preoccupandosi di ricordare che con tale iniziativa il papa aveva inteso ridare a Roma la pristina dignità , così da sottolineare il legame che univa tradizione civica e governo pontificio, il senato evidenziava la novità politica del nuovo statuto capitolino: il pontefice si legge nel proclama ai romani commette a Voi medesimi, in cento vostri fratelli, il reggimento delle sostanze civiche, la ricchezza e l'onore dei vostri campi, la maestà dei vostri monumenti, la salute e l'alimento del povero, l'educare degna poste­rità [...] . In tal modo si sarebbe rafforzata concordemente, nella volontà a conseguire una vera prosperità operosa, l'unione intomo a Pio EX dell'intera popolazione romana. Ma dopo tali affermazioni, che suonano come affermazione e rivendicazione esplicita dei diritti e dei campi d'azione cui si riferivano le norme municipali, il senato invitava a riflettere quanto sia difficile il dare alle cose pubbliche un ordine nuovo e buono; per affrettare tale realizzazione ci si aspettava dai cittadini la riverenza delle leggi divine ed umane, la giusta moderazione, l'amor della fatica [che] sono prime e sole fondamenta di civile felicità.22)
Ma se il comune appariva a tutti come corpo morale, il senato fu ben presto preoccupato dall'osservare che sotto l'aspetto amministrativo esso era ancora un corpo che ha bisogno di piedi per camminare.23) Per mantenere, per esempio, una reale comunicazione con la città, alla fine del
22) L. POMPILI OLIVIERI, V Senato romano cit, voi. II, pp. 88-89.
23) Cosi si scriveva ancora in una relazione del segretario capitolino del 9 luglio 1851 circa il regolamento polizia urbana in ASC, CP, Congressi di Magistratura, 1851.