Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana
anno <1999>   pagina <100>
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100 Andrea Ciampani
possibilità d'intervento della municipalità romana, a loro volta collegate alle scelte e agli impegni statali. Fin dai tempi di Gregorio XVI, ad esempio, i passi di Domenico Orsini per recuperare dignità senatoriale si incentravano sulla rivendicazione e sul recupero della rendita capitolina riconosciuta dal pontefice. Uno dei primi atti municipali nel dicembre 1847 fu quello di annunciare, dopo un incontro col Pro-tesoriere generale, che fin da allora si doveva intendere compiuta la traslazione delle rendite alle quali il comune ha diritto.42) Tuttavia, occorreva aspettare i primi mesi del 1849, in pieno fermento rivoluzionario, perché i cespiti comunali corrispondenti al bilancio preventivo venissero assegnati dal ministro Mariani, dopo l'elaborazione di una convenzione firmata da Scaramucci, conservatore, e Zaccaleoni, De Dominicis e dall'Olio, consiglieri comunali43) Questo passaggio non venne, tuttavia, riconosciuto durante il ripristino del potere pontificio. Cosi, rileg­gendo una relazione interna del Campidoglio, probabilmente stesa dal­l'Olivieri Pompili, si può misurare il grado di integrazione tra comune e amministrazione centrale dello stato sulla base del modificarsi delle rendite comunali: dall'assegnazione provvisoria del governo pontificio di 500.000 scudi, si passava alla somma (tra cespiti diversi) concordata nel marzo 1849 di circa 800.000 scudi; la rappresentanza capitolina ricostituitosi nel luglio 1849 si trovava, però, privata delle rendite municipali ricevute, che vennero restituite solo dopo un ricorso alla commissione provvisoria del governo pontificio, che riconobbe ragionevole che il comune introitasse quelle rendite. Infine, dopo gli ordinamenti del novembre 1850 e dei gennaio 1851 il bilancio comunale poteva contare solo su circa 265.000 scudi di rendita.44) Il fatto che due-terzi delle complessive rendite comunali venissero erogate dal Ministero delle finanze testimoniava, infine, le possibilità di controllo esercitate dallo Stato.45) Né mancarono in senato eclatanti manife­stazioni di dissenso verso l'amministrazione centrale, come quando Mar­cantonio Borghese si dimise (resistendo alle successive pressioni) dalla direzioni della beneficenza pubblica nel luglio 1848, in risposta alle limita­zioni e alla mancanza di fondi nella gestione dei lavori di pubblica benefi-
49 Cfr. i documenti del senato del 10 dicembre 1847 in ASC, CP, Congressi di Magi­stratura, 1847-48.
4 La convenzione con la quale il governo dava i cespiti era stata firmata il 28 gen­naio 1849, ma non aveva potuto avere la conferma da un consiglio comunale che da tempo non si riuniva. L. POMPILI OLIVIERI, 1/Senato romano cit, voi. II, p. 214.
**) Cfr. il rapporto conservato in ASC, CP, Titolo 4, Senato, Consiglio ed esercito delle sue funzioni, b. 3, fase 2, carte non protocollate, 1852.
*5> M. Bocci, Il Municipio di Rama dt, p. 139