Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana
anno <1999>   pagina <111>
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II Senato di Roma e il governo Capitolino 111
di Gioberti e Mamiani,90) essa non non riuscì a costituire un nucleo com­patto, un blocco programmaticamente unitario; l'unità rinvenuta nel pro­gramma riformista di Pio IX, si dissolse dopo l'assassinio di Pellegrino Rossi.91) E se è vero che nel 1848 il rapporto tra pontefice e la rappresen­tanza cittadina tu sempre mediato dalla aristocrazia ,92) che seppur autore­vole minoranza nel consiglio comunale restava comunque maggioranza nella magistratura, è altrettanto vero che essa aveva finito con lo svolgere un ruolo determinante per la stessa la borghesia romana (che, infatti, apparirà al governo rivoluzionario ancora sospetta per essere troppo vincolata alla dipendenza dalle forze ecclesiastiche).93) La nascita del senato rivoluzio­nario, con Pestromissione dell'aristocrazia, finirà col comportare un vulnus determinante per l'unità municipale e politica del precedente programma riformatore, favorendo, dopo la sua fine, una ripresa delle istanze capitoline sulla base del governo puramente amministrativo. Col ritomo di Pio IX, mentre la progettualità municipale romana poteva riprendeva lentamente a rivendicare istanze di riforma, l'evoluzione politica riformatrice veniva compressa, finendo per confluire anch'essa nella rivendicazione della buona amministrazione, guidata dall'aristocrazia, sostenuta dal patriziato e dal graduale riemergere dell'elemento borghese. Si comprende, infine, come in questo particolare processo, nel permanente gioco tra politica e ammini­strazione, il governo della capitale potesse essere affidato a personalità poli­ticamente prive di proprio carisma, che, tuttavia, qualche volta trovavano nella funzione amministrativa esercitata la leva per assumere una centralità politica nel coacervo di interessi e di partiti che la sostenevano. Anche in questo senso l'esperienza degli anni 1847-1851 sembra anticipare dinamiche destinate a manifestarsi ancora nei decenni successivi.
In una prospettiva di lungo periodo, dunque, la riforma dell'amministra­zione capitolina del 1847 resta una svolta decisiva nella storia del governo capito­lino, in quanto nella città si manifesteranno da allora inedite dinamiche che resteranno a lungo caratterizzanti l'amministrazione di Roma come capitale. Ancora nel 1835 la segreteria di stato vaticana affermava che Roma non è organizzata in forma di comune;94) la riforma del 1847 che costituiva il consiglio, la magistratura, ponendo la questioni delle attribuzioni dell'am-
*>> Ivi, p. 8.
)/?, p. 11.
w) Ibidim.
) M. Bocci, U Municipio ài lloma cit, p. 12.
> J, p. 19.