Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana. Storiografia
anno <1999>   pagina <117>
immagine non disponibile

Gli studi sulla Repubblica Romana negli ultimi cinquanta anni 117
senso delle istituzioni create dalla Repubblica: la divisione cernale rimanda alla condizione pre-rivoluzionaria della Francia, in cui alto clero e nobiltà, nonostante i tentativi riformisti di Pio IX, godono di ampi privilegi. E ciò a fronte di una borghesia romana, con tratti diversi rispetto alla borghesia settentrionale, che nutre aspirazioni economiche e sociali e di un popolo minuto posto alle soglie della sopravvivenza. La rivoluzione sociale nasce dunque da condizioni economiche e sociali prima che da progetti politici, ma chi si pone alla guida di quella rivoluzione non manca di considerare quelle profonde motivazioni e tenta di trovare soluzioni adeguate: l'aboli­zione della tassa sul macinato, Pincameramento dei beni ecclesiastici, l'enfi­teusi delle terre già ecclesiastiche ai contadini, la condotta morale da seguire nel conferimento di incarichi pubblici. Sono risposte al malessere di diverse classi sociali e alle loro speranze. La Repubblica è il momento unifi­cante della raccolta di quel malessere e di quelle speranze, ma non può fornire risposte univoche, tali da soddisfare le speranze di tutti.
Demarco rigetta le interpretazioni di reazionari e di moderati del tempo, secondo cui la Repubblica si indirizza verso il socialismo. Certo non manca chi, come Filopanti, peraltro in modo legittimo, tenta di imporre una svolta ancora più radicale, ma la sostanza degli atti, delle decisioni prese nel corso di un dibattito democratico, non prendono quella via. La riserva di posti ai possidenti nelle arnministrazioni locali, il rifiuto di costituzionalizzare il diritto al lavoro, l'abolizione delle servitù civiche, e altre decisioni di uguale tenore stanno proprio a dimostrare che la parte borghese e la parte mode­rata del movimento partecipano attivamente e riescono spesso a imporre il loro punto di vista. Piuttosto, proprio per le modalità della discussione, per il rispetto delle scelte, per l'ampia partecipazione di tutte le classi, quella Repubblica, che non è socialista, è democratica. E la democrazia non sta solo nelle novità del principio rappresentativo e del suffragio universale, che pure non va sottovalutato, ma anche nel sistema istituzionale scelto: la tripartizione dei poteri, l'assoluta indipendenza e inamovibilità dei giudici, l'impossibilità di scioglimento della Camera. La democrazia non è una ri­sposta unicamente politica, non è solo scelta di valori, essa ha riflessi sociali e istituzionali. H bisogno di democrazia nella società romana rivela la neces­sità di regole chiare, di abolizione di privilegi, di discussione e di responsa­bilizzazione nelle scelte pubbliche, di riconoscimento di diritti.
La fine di quella Repubblica, secondo Demarco, sembra segnata dal­l'assedio di quattro eserciti ma le precarie condizioni economiche e finanzia­rie stanno già sfilacciando la società, e le divisioni nel suo seno, rispetto agli obiettivi da raggiungere, ne stanno minando alla base la sopravvivenza. Quell'esperienza ha lasciato un segno: dal punto di vista politico il restau-