Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana. Storiografia
anno <1999>   pagina <118>
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Marco De Nicolò
tato Stato pontificio sarà obbligato a riflettere sulla liberalizzazione dei com­merci, sulla più netta laicizzazione dello Stato e su altri elementi che atte­nueranno di fatto il carattere della restaurazione. Oltre a ciò la rivoluzione ha lasciato un altro grande motivo: Lottando contro il comune nemico, sia pure per il raggiungimento di fini diversi, non ostante gli inevitabili attriti, vivendo uno accanto all'altro in ore tragiche, "terzo" e "quarto stato" han finito per avvicinarsi, per alimentare una reciproca simpatia, per amarsi, per apprendere le norme fondamentali di una esistenza in comune, parole che, scritte nel 1944, hanno un particolare significato e rimandano al clima e alle speranze di quel periodo.
La visione complessiva di Ghisalberti sulla Repubblica Romana, che si desume da un insieme di studi,3) è molto differente da quella di Demarco, rispetto alla quale i punti di contatto, come l'origine romana della rivolu­zione, sono nettamente inferiori ai motivi di distanza, come la priorità politica su quella sociale, la volontà riformista su quella rivoluzionaria. Ghisalberti ritiene pittoresca la definizione di rivoluzione sociale. Egli invita a non sottovalutare la mancata costituzionalizzazione del diritto al lavoro, e a considerare le intenzioni di quanti, come Carlo Rusconi, voglio­no risolvere le questioni sociali in senso assistenziale e filantropico e non socialista. In questo caso la critica di Ghisalberti va forse oltre il segno, poiché anche Demarco ha già sottolineato le resistenze alle proposte di Filopanti e di pochi altri elementi socialisteggiantL
Secondo Ghisalberti l'Assemblea che viene eletta è essenzialmente mo­derata ed è spinta da una volontà riformatrice più che da una forza rivolu­zionaria. L'obiettivo è, infatti, la riforma del vecchio Stato pontificio che non è riuscito a dare risposte prima amministrative che sociali e il lavoro di rinnovamento della legislazione e dell'amministrazione pontificia richiedono un impegno molto maggiore degli accenni, dei proclami e delle aspirazioni alle riforme sociali, estendendosi alla laicizzazione degli impieghi pubblici e all'abolizione dei freni alla produzione e al commercio. E preponderante la concezione riformista romana rispetto a intenti più audaci E se il lavoro di svecchiamento non raggiunge quelle misure radicali che pure alcuni espo­nenti radicali vorrebbero, il lavoro svolto è intenso e notevole ed è presente
I) // consiglio dei deputati a Roma nel 1S48, in 11 centenario del Parlamento 8 maggio 1848-8 maggio 1948, Roma, 1948; Quarantotto romano, in Capitolium, 1948, n, 4-9, pp. 35-40; La Repubblica dei Romani, m 1949, n. 9-10, pp. 197-204; Popolo e politica nel'49 romano* in Comitato Nazionale per le onoranze a Giuseppe Mazzini, Giuseppe Margini e la Repubbli­ca Romana, Roma, 1949, pp. 79-102; Maqtfni e la Repubblica romana, in A. CODIGNOLA (a cura di), Pensiero e astone in Giuseppe Masjni, Genova, 1955, pp. 83-103; Roma da Mastini a Pio IX, Milano, 1958; Momenti e figure del Risorgimento romano, Milano, 1965.