Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana. Storiografia
anno
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1999
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pagina
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119
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Gli studi sulla Repubblica Romana negli ultimi cinquanta anni H
la coscienza che l'Italia e l'Europa guardano a Roma. Anche con la legislazione di febbraio, che pure investe molti settori della vita pubblica, l'accento rimane più politico che sociale e predomina la preoccupazione per le condizioni finanziarie. Seguendo le vicende che portano dalla Camera istituita dalla Costituzione di Pio IX a quella del periodo rivoluzionario. Ghisalberti nota che l'istituzione della Camera pontificia ha costituito un faticoso esperimento di conciliare l'inconciliabile: la tradizione della Chiesa e il moderno spirito costituzionale. Dunque il lavoro dei costituenti repubblicani si svolge senza quel vincolo impossibile da superare.
Con attenzione egli mette in risalto la contrapposizione tra Mazzini e l'Assemblea, tra i suoi tentativi di rafforzare l'esecutivo e la resistenza a questo disegno. Dei tre momenti che egli individua, e cioè la fase del Comitato esecutivo, la fase del Triumvirato di Mazzini e l'ultima fase, coincidente con l'ultimo Triumvirato, Mazzini appare avere un ruolo rilevante solo nella seconda, mentre la prima fase è non mazziniana e l'ultima è antimazziniana. Ghisalberti sostiene, inoltre, che il personale posto ai vertici della Repubblica, Armellini, Saliceti e Montecchi non ha qualità di governo. Per questo l'arrivo di Mazzini, al di là dell'aspettativa che crea in Roma, è un fatto utile alla Repubblica. Ma ciò non significa identità di vedute: l'aspirazione di Mazzini di conferire alla Repubblica un carattere nazionale s'infrange contro un progetto più limitato politicamente e, nello stesso tempo, più intenso a livello locale. La grandezza del suo disegno fa sottovalutare a Mazzini l'ampiezza dell'ostilità che circonda la Repubblica. Il suo limite principale, infatti, è di ritenere che il nemico della Repubblica non sarà altro che l'Austria. Immerso nel suo progetto, egli non dà il peso che merita all'Assemblea costituente. In Campidoglio e alla Cancelleria le sue parole stentano a persuadere, anzi sollevano talvolta princìpi d'opposizione. Tali incomprensioni trovano il loro epilogo nella seduta del 30 giugno 1849. Mazzini, a tal punto, non solleva i suoi seguaci contro l'Assemblea e, secondo Ghisalberti, buona parte della popolazione romana è con lui, per non distruggere l'insegnamento che l'unità della difesa ha dato all'Italia e per evitare che quell'esperienza finisca in una guerra civile. La Costituzione romana non rappresenta il pensiero di Mazzini, che la ritiene un fatto troppo politico e romano, mentre bisogna dare a Roma una funzione diversa e più alta. Secondo Ghisalberti i romani comprendono comunque in buona parte il messaggio, resistendo alla restaurazione pontificia, venendo coinvolti a migliaia nei processi seguiti alla caduta della Repubblica e recependo il messaggio di civiltà, come testimoniano i pochissimi reati, i pochissimi atti di violenza compiuti in periodo repubblicano. Per Ghisalberti, quindi, la Repubblica è solo in piccola parte mazziniana. IL conflitto ideale