Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana. Storiografia
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1999
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Marco De Nicolò
vede da una parte Mazzini, che in Roma crea la nuova Italia, e dall'altra la maggioranza dell'Assemblea, che mira a rinnovare Roma dentro un'Italia che si sta rinnovando. L'autore, insomma, guarda con equilibrio alle due mentalità che si confrontano e insiste sui rispettivi limiti e sulle rispettive ragioni: Mazzini anticipa l'azione, gli altri cancellano il passato.
Circa la partecipazione popolare, Ghisalberti sposa la visione dell'inviato veneto Castellani, di cui ha seguito le tracce documentarie già da tempo; si tratta di una presenza critica nei confronti dello Stato pontificio, ma non di un'adesione alla Repubblica. E una chiave di lettura che chiarisce le dimostrazioni di consenso popolare e l'origine dell'esperienza repubblicana a Roma: gli agitatori esterni non impongono una loro decisiva impronta sui fatti romani, perché trovano un popolo che è già convinto della necessità di un mutamento da attuarsi con i propri mezzi e per proprie vie.
La terza interpretazione forte che mi sembra costituire un ulteriore punto di riferimento è il lavoro di Rodelli pubblicato nel 1955.4) Sull'origine della Repubblica Rodelli appare incerto: rifiuta la peculiarità romana, critica Ghisalberti, che ha avanzato la tesi di una Repubblica dei romani in quanto non dimostrata, ma il ruolo attribuito a Mazzini non sembra dar corpo a una tesi del tutto diversa da quella avanzata da Ghisalberti, cosi come l'analisi delle arretrate condizioni della vita locale riporta al generale malcontento verso il papato. Si nutrono cosi aspettative nei confronti del lavoro della Costituente che, una volta deluse, portano all'abbandono della Repubblica. Diversamente da Ghisalberti, ciò che allontana Rodelli dalle tesi di Demarco non è tanto il contenuto di quella rivoluzione, cioè l'aggettivo sociale, quanto proprio la natura stessa del sostantivo rivoluzione. Rodelli contesta quella definizione poiché non sorgono, nello Stato pontificio, le forze capaci di trasformare in una rivoluzione le insurrezioni e le rivolte alimentari. Inoltre è forte la pressione delle petizioni delle ex Legazioni, cioè di uno strumento legale. Insomma vi è una carenza rivoluzionaria tale per cui le condizioni e le petizioni non basterebbero a creare una nuova situazione senza la fuga del Papa. Inoltre è falsa la posizione rivoluzionaria dell'Assemblea dove pochi sono ispirati dall'esempio rivoluzionario francese. Infine, una condizione di fondo impedisce una svolta così radicale, ed è l'incapacità di risolvere il problema religioso. Questioni politiche e questioni sociali, secondo Rodelli, sono poste sullo stesso piano nell'Assemblea costituente, ma proprio nell'associazione dei due ordini di problemi si finisce per compromettere entrambi gli aspetti. Un altro importante punto di distacco dalle interpretazioni di Ghisalberti è la visione di un Mazzini rispettoso e
*) ha Ripubblica romana del 1849, Pisa, 1955.