Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana
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1999
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154
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Mauro Ferri
Ricordate queste linee di inquadramento, la mia relazione intende considerare l'attività dell'Assemblea al di fuori dei lavori inerenti al decreto fondamentale e alla Costituzione, escludendo quindi l'attività strido sensu costituente.
Qualche considerazione non priva di interesse si può svolgere sulle procedure di insediamento dell'Assemblea. Il 5 febbraio la presidenza provvisoria fu assunta congiuntamente dal Presidente del Ministero Muzzarelli e dal deputato più anziano d'età Senesi. Il discorso inaugurale fu pronunciato dal Ministro dell'interno Carlo Armellini. Vi fu quindi all'inizio una sorta di assunzione, da parte del governo, di funzioni tìpicamente parlamentari, spiegabile col fatto che la Commissione provvisoria di governo era stata l'unica autorità esistente nello Stato dopo lo scioglimento del Consiglio dei deputati e dell'Alto Consiglio e le successive dimissioni dei membri della Giunta di Stato. Ma, terminato il discorso del Ministro, l'Assemblea prese ad esercitare i propri poteri e a deliberare.
Al Presidente provvisorio si affiancarono come segretari provvisori i quattro deputati più giovani d'età. Per la verifica dei poteri si formarono con sorteggio dieci sezioni di quattordici rappresentanti ciascuna (i presenti erano 140), e mentre le sezioni venivano convocate per il giorno dopo, l'Assemblea si aggiornò e tornerà a riunirsi il 7 febbraio. I relatori delle sezioni lessero il loro rapporto sulla base dei verbali pervenuti e i deputati furono proclamati dall'Assemblea. Per il distretto di Orvieto, il deputato Politi (di Macerata) sollevò obiezione alla convalida di uno dei due eletti De Luca Tronchet, accusato di aver fatto parte in passato delle Commissioni politiche (organi straordinari di polizia di triste memoria). De Luca Tronchet si giustificò e fu difeso dal Galletti; ma il nocciolo della questione, che era di principio, venne colto esattamente da Bonaparte sostenuto da Audi-not: l'esclusione di un rappresentante del popolo, non per motivi indicati dalla legge [...] ma per motivi politici, ammessa una volta, porterebbe a fatali conseguenze, specie in tempo di rivoluzione. Queste argomentazioni convinsero l'Assemblea, che passò quindi all'ordine del giorno. In tale questione, attinente al principio di rappresentanza e alla vita stessa dell'Assemblea, si misero in luce Bonaparte e Audinot, che saranno poi fra i principali protagonisti della Costituente romana. Nella stessa seduta, ultimate le convalide, l'Assemblea decideva di nominare subito l'ufficio di presidenza, fissando in un mese la durata delle cariche: è qui evidente l'eco delle assemblee della rivoluzione francese. Furono eletti: presidente, Galletti; vice presidenti Saffi e Masi; segretari Filopanti, Fabretti, Pennacchi e Zam-bianchi; questori Serpieri e MontecchL