Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Polonia. Storia militare. Secoli XIX-XX
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1999
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Mauro Ferri
una Commissione di tre deputali L'Assemblea era però agitata; Saffi, che vi rappresentava il Triunvirato, assicurò che era stato approntato un piano di guerra dal ministro (Avezzana) d'intesa col Triunvirato stesso; sennonché l'Assemblea voleva prenderne diretta conoscenza e, dopo vivace discus sione, nominò una Commissione alla quale il Triunvirato avrebbe dovuto comunicare tutti i piani di guerra. Siamo non solo lontani, ma agli antipodi di quella dittatura che Mazzini aveva sostenuto necessaria in tali frangenti.
Lo stretto legame tra il Triunvirato e l'Assemblea continuò per tutta la fase della guerra, del temporaneo armistizio e delle trattative con l'inviato francese De Lesseps. Vi furono momentanei attriti e incomprensioni, ma il sostegno dell'Assemblea all'azione dei triunviri non venne mai meno. Si manifestò piuttosto, come è noto, una diversa valutazione della situazione e della via da seguire all'interno dell'organo massimo di Governo. Nella seduta del 26 aprile Mazzini, dopo aver informato i deputati delle proposte degli emissari del generale Oudinot, rimise alla decisione dell'Assemblea sé scegliere la via della protesta e della lotta armata, o quella della protesta legale e pacifica vòlta a convincere la Francia dei buon diritto della Repubblica. Mazzini aggiunse che la sua opinione personale era per la resistenza. L'Assemblea passò in comitato segreto dove secondo il racconto del Gabussi Lunga, pesata gravissima fu la discussione. Il Buonaparte inclinava a Francia [...] ma il contrario avviso della immensa maggioranza prevalse [...] . Riaperta la seduta pubblica, il Presidente dette lettura della decisione presa: L'Assemblea dopo le comunicazioni ricevute dal Triunvirato gli commette di salvare la Repubblica e di respingere la forza con la forza. La seduta però riprese alle undici di sera. C'era stato un nuovo inviato del generale Oudinot. Questa volta fu Saffi a riferire, cui si aggiunse il ministro degli esteti Rusconi che era stato in missione a Civitavecchia,
I due furono cautamente possibilisti, e ancor più lo fu l'altro triunviro Armellini; Mazzini non comparve: non voleva che si potesse dire che egli aveva influenzato l'Assemblea; ma questa fu irremovibile nella sua decisione di resistere ad ogni costo. Il Triunvirato continuò a comunicare decreti e l'Assemblea segui passo passo le prime vicende della difesa di Roma, vittoriosa nella giornata del 30 aprile. L'unione fra rappresentanti e triunviri è in questa fase perfetta, tanto è vero che l'Assemblea decise di trasferirsi al Quirinale nella sede del Triunvirato per assicurare meglio l'unione. Molti deputati erano direttamente impegnati fra le truppe combattenti, nelle visite agli ospedali, nella organizzazione delle barricate. Ma i lavori dell'Assemblea continuarono indefessamente in una atmosfera di commozione e di entusiasmo.