Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Casa Savoia. Forze Armate. Secolo XIX
anno
<
1999
>
pagina
<
186
>
186
Carlo GhisaìhrU
Non era invece astratto ò privo di contenuti il rifiuto che gli ambienti moderati, ed in specie i monarchici subalpini, opponevano a quella aspirazione in nome della tradizione dinastica e della continuità dello Stato. Per loro, infatti, la Costituente*, a causa del suo fondamento rivoluzionario, avrebbe avuto il significato di porre in discussione lo stesso principio monarchico ed al tempo stesso avrebbe potuto creare una situazione di frattura nella vita dell'ordinamento, per le conseguenze che avrebbe generato sul piano politico.
Queste preoccupazioni furono poste in evidenza nel momento in cui fu concepito il disegno di convocare una Costituente allo scopo di giungere alla fusione della Lombardia col Piemonte dopo le Cinque giornate di Milano. Si ebbe allora una discussione che, pur estremamente vivace e talvolta non priva di asprezze, non parve troppo elevarsi nella sua consistenza ideologica se non per i riflessi che ebbe, specie in materia elettorale nei dibattiti svoltisi al parlamento subalpino dove emersero forti resistenze piemontesi alla sua convocazione, resistenze che contribuirono non poco alla caduta dell'iniziativa. Fu comunque una discussione anticipatrice e rivelatrice degli opposti stati d'animo che sarebbero emersi nei confronti di una simile assemblea, considerata come strumento di decisione e di rinnovamento politico solo dagli ambienti democratici e repubblicani ed invece osteggiata dai moderati, specie dopo la concessione da parte dei sovrani degli Statuti.
Era chiaro, però, che l'abbandono da parte dei sovrani della causa risorgimentale nel corso della infelice guerra di Lombardia, segnando la fine delle speranze neoguelfe e mostrando la volontà delle dinastie di abrogare gli Statuti costituzionali, avrebbe portato al rilancio dell'idea di Costituente ed al recupero dei postulati di un costituzionalismo più avanzato rispetto a quello posto in essere nella forma monarchico-rappresentativa nella primavera del Quarantotto. Rilancio e recupero che troverà nella Roma del 1849 la sua unica effettiva moderna realizzazione destinata ad estrinsecarsi nella stesura e nell'approvazione della costituzione della Repubblica Romana. Unica realizzazione in quanto lo Statuto costituzionale del Regno di Sicilia, pur affiancato spesso ad essa nel giudizio degli storici perché redatto in virtù di un pouvoir constituant attribuito dalla rivoluzione al General Parlamento di Palermo, doveva essere considerato in modo del tutto diverso.
La prima differenza era costituita dalla composizione dell'organo incaricato di redigerlo, e cioè una commissione fatta dai componenti delle due Camere, dei Pari e dei Comuni, esistenti ai sensi dell'antica Costituzione del 1812 e non un'Assemblea del tutto nuova. La seconda era data dall'obiettivo stesso dell'azione della commissione che avrebbe dovuto emendare