Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Casa Savoia. Forze Armate. Secolo XIX
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1999
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187
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II costituzionalismo democratico nel 1848-1849 187
quel testo per adattarlo ai tempi, è non, quindi, redigerne uno ex novo secondo i principi caratterizzanti i Eni di una Costituente. Di questi limiti condizionanti tanto fortemente il suo operato, si resero conto i suoi componenti che abbandonarono il primitivo disegno in base all'osservazione che la costituzione del 1812, conservando la monarchia dinastica e l'aristocrazia delle distinte famiglie, regolava a prò' della Nazione il vecchio modo di partecipare della sovranità mentre la novella costituzione doveva sostituire alla prima una monarchia popolare, ordinare e dividere lo esercizio dei poteri sovrani. Obiettivo questo solo in parte raggiunto per il condizionamento esercitato sulla redazione della nuova Costituzione dalla classe politica locale che, legata al mito del parlamento insulare simboleggiante la Nazione siciliana e presa da nostalgie in parte localistiche ed in parte cernali, riuscì a realizzare col testo del 10 luglio 1848 un modello che solo vagamente si accostava ai canoni del costituzionalismo democratico.15)
Aderente invece a quello e, pertanto, diversa, appariva l'idea della Costituente elaborata in Toscana dal Montanelli in funzione di ideali e di obiettivi più grandi. Tale Assemblea, infatti, come questi enunciò nel discorso dal palazzo di governo di Livorno il 7 ottobre 1848, avrebbe dovuto essere nazionale perché composta in modo che i rappresentanti tutti dei diversi Stati d'Italia si uniscano, ed avrebbe dovuto consistere, secondo quanto dichiarato nel programma del ministero democratico toscano il 28 dello stesso mese, nel voto di ventitré milioni di uomini, rappresentati legìttimamente, intorno alla forma degli ordini rappresentativi che meglio loro convengano.
È noto, però, come questi contenuti fortemente avanzati concepiti per tale Assemblea, che avrebbe dovuto essere investita del pouvoir constituant, eletta a suffragio universale e considerata la rappresentante dell'intera nazione italiana, venissero in certa misura edulcorati per la consapevolezza o, forse, meglio per il timore delle difficoltà che un'iniziativa siffatta avrebbe potuto incontrare sia nell'ambiente moderato toscano sia nelle relazioni con gli altri Stati. Era questo un timore assai fondato in quanto né gli Stati a conduzione monarchica, pur vagamente disposti ad accettare un programma confederale imitante sia pur tardivamente il modello neoguelfo di una lega o di un patto di ispirazione indipendentistica, avrebbero mai potuto condividere le aspirazioni ad una Costituente democratica con le sue incognite sulla loro sovranità e sulla possibile soluzione del problema nazionale, né gli stessi esponenti democratici, primo tra i quali lo stesso Mazzini parevano
5) Sulla particolare vicenda siciliana, cfr. N. CORTESE, L* costituzioni italiani de/ 1848-49, Napoli, 1955, pp. 81 sgg.