Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana del 1798. Repubblica Romana del 1849
anno <1999>   pagina <198>
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Marina formica
Al fronte della reazione va affiancato, in un'apparente opposizione, quello della democrazia, protagonisti quei patrioti epigoni e discendenti degli irriducibili che, caduta la prima Repubblica, non accettando l'integrazione condizionata offerta dalle forze della Restaurazione,29) avevano preferito imboccare la via dell'esilio.30) Parigi, Marsiglia, Lione etano stati, alcuni dei centri della rinascita giacobina, che, in nome della libertà, non aveva esitato a tramare complotti contro il despota (ricordiamo la cosiddetta cospira­zione dei romani contro Napoleone, sventata nel 1800).31> Per costoro, in realtà, la trattura dalla Francia in pochi anni divenuta meta ideale della humanité dans ses formes les plus hautes et les plus pures32) - si era verificata già sotto il regime repubblicano: a distanza di pochi mesi dalla proclamazione del nuovo governo, i veri democratici avevano dovuto pren­dere atto dell'emarginazione cui quelle che, anche ai loro occhi, apparivano forze di occupazione più che di liberazione, li sottoponevano.33) Diffidenti verso quel Direttorio di cui gli agenti civili e militari di stanza a Roma erano espressione, certi che la Repubblica non avrebbe facilmente abbando­nato la strada della moderazione e del compromesso intrapresa, i giacobini romani avevano tentato di adoperarsi per creare loro stessi una società realmente rivoluzionaria, in cui prendessero forma quelle aspirazioni che, fino ad allora, ne avevano animato l'agire e che la realtà del momento sembrava negare. Ma, di fronte a un'attività sempre più intensa, di fronte alle critiche esplicite di tradimento della rivoluzione, l'iniziale, tacita esclu­sione si era presto tradotta in vera e propria persecuzione.34)
29) Sulle condizioni poste ai patrioti dopo la caduta della Repubblica, cfr. M.C. BUZZELLI SERAFINI. La reazione del 1799 a Roma. I processi della Giunta di Stato, in Archivio della Società romana di storia patria:, XCII (1969), pp. 136-211.
3*0 A.M. RAO, Esuli. L'emigrazione politica italiana in Francia (1792-1802), Napoli, 1992.
3*> V.E. GlUNTELLA, Gli esuli romani in Francia cit, p. 25.
*2) A. M. RAO, Esuli cit, p. 25.
33) Già prima della Repubblica, comunque, i più avvertiti avevano compreso l'abisso politico che li distanziava dai dirigenti francesi. Per quanto riguarda questi ultimi, emblemati­che risultano le parole di Giuseppe Bonaparte, fratello del generale e ambasciatore di Francia a Roma, che, commentando un recente tentativo di sollevazione romana, il 10 settembre 1797 aveva scritto: Se i congiurati Angeloni, Bouchard, Ascarelli, Vivaldi [...] hanno sentito e pensato come i Bruti e i grandi uomini dell'antichità, hanno parlato come femmine ed agito come i ragazzi (in D. ANGELI, I Bonaparte a Roma, Milano, 1938, p. 30).
Per una prima impostazione del problema, cfr. M. FORMICA, Forme di sociabilità Politica nella Repubblica romana del 1798, in Dimensióni e problemi della ricerca storica, 1992, 1, pp. 73-88.