Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana
anno
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1999
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pagina
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208
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Franco Della Feruta
aprendo così il cammino al disordine e alla vittoria delle forze dell'assolutismo.
La corrente d'opinione riformista e moderata acquistò una consistenza crescente, riducendo gli spazi di manovra al mazzinianesimo, dopo il fallimento dei moti di Romagna del settembre 1845, e soprattutto dopo l'elezione al soglio pontificio di Pio IX (15-16 giugno 1846), che godeva fama di prelato liberaleggiante e aperto alle riforme, più che mai necessarie nell'arretrato Stato pontificio. I primi atti di governo del nuovo papa dall'amnistia ai condannati politici alla istituzione di una Consulta di Stato e alla formazione della Guardia civica accrebbero la sua popolarità, e i liberali credettero quindi di aver trovato in Pio IX il pontefice auspicato tre anni prima da Gioberti. Mentre si infittivano le manifestazioni al grido di viva Pio IX si rafforzò così il partito gradualista, che potè contare sia sull'appoggio della parte progressista del clero, coinvolta nel movimento dal coagularsi del mito neoguelfo di un'Italia risorta sotto il segno della Chiesa romana, sia sul peso crescente di un'opinione pubblica che trovò la sua espressione più significativa nel giornalismo politico. Nel corso del 1847, infatti, prima nello Stato pontificio, poi in Toscana e infine nel Piemonte di Carlo Alberto si avviò una graduale liberalizzazione della stampa che, pur lasciando in vita la censura preventiva, apriva al dibattito delle idee possibilità impensabili sino a qualche mese prima, quando le condizioni generali del giornalismo italiano erano quelle così efficacemente delineate nel maggio 1849 dal foglio liberale lucchese La Riforma in una pagina vivacemente ironica:
Avanti l'avvenimento di Pio IX e la legge della stampa, che esso pel primo emanò in senso assai largo, il giornalismo politico in Italia non esisteva quasi affatto; ed appena nelle differenti capitali degli Stati italiani vi era un piccolissimo foglietto settimanale privilegiato e composto dalle direzioni delle rispettive polizie. Le ordinarie notizie politiche che potevano aver luogo in quelle colonne erano senza eccezione i parti delle principesse e gli arrivi dei bastimenti, qualche cenno delle scaramuccie dei Carlisti e dei Cristini e le cose delle Indie e dell'Algeria [...). Le persone di Chiesa consultavano di quando in quando il Diario di Roma dove erano scritti in latino i decreti della Congregazione dell'indice e le decisioni dei casi di coscienza. I faziosi del sanfedismo si gongolavano nella lettura della Voce della verità [di Modena] ed applaudivano ai commenti modenesi scagliati in faccia ai ribelli partigiani di Maria Cristina e agli anarchisti polacchi. I liberali, che osavano leggere qualcosa, si attentavano a prendere in mano i Debats e la Presse e fare qualche commento sulle discussioni delle Camere francesi e sulla quistione d'Oriente. La gioventù che voleva scrivere e leggere qualcosa dava mano ad uno sciame di Farfalle, di Mode, di Figari ed altri giornali artistici e teatrali, che avevano