Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana
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1999
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pagina
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209
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Margini e la Repubblica Romana 209
l'indipendenza del logogrifo, della sciarada e quasi quasi potevano anco non lodare affatto una compagnia di comici e la gola di qualche tenore.
Il montare dell'onda moderata, che faceva di Carlo Alberto, spada d'Italia, il punto di riferimento centrale del movimento nazionale, indusse Mazzini ad accantonare per il momento la parola d'ordine repubblicana e a insistere invece sui temi dell'unità e della lotta contro l'Austria. Noi, partito democratico scriveva il 14 aprile 1846 , pur conservando le opinioni e certi del loro trionfo nell'avvenire, combatteremo nondimeno dovunque una bandiera italiana non locale s'inalzasse contro l'austriaco . Una posizione che avrebbe confermato ancora nel novembre 1847 con queste dichiarazioni: Poco importa per ora il repubblicanesimo; molto, anzi tutto importa l'unità; oggi il solo nemico che abbiamo è il federalismo; conseguenza diretta del sistema che vuole l'iniziativa d'ogni moto dall'alto [...]. Ci diano un papa, un re solo, un dittatore, potremo transigere a tempo sul resto; col federalismo non possiamo .
Sul piano tattico Mazzini si risolse così a rinunciare alla preparazione di insurrezioni preordinate, a scadenza determinata, sostituendo alla propaganda del fatto il tentativo di creare all'interno del paese lo scheletro di un'organizzazione, di inanellare sono sue parole una catena di giovani buoni, uniti a lui da credenze omogenee, da utilizzare per imprimere un impulso più deciso al movimento per le riforme, per dare maggior vigore alle dimostrazioni di strada, per sottrarre l'agitazione a quella che chiamava la direzione locale, dottrinaria, codarda dei moderati. Con una giusta intuizione egli puntava cioè sulle contraddizioni che prima o poi sarebbero emerse tra la spinta popolare e i gruppi dirigenti riformisti, timorosi di una radicalizzazione delle agitazioni che portasse alla rottura aperta con i governi e desse un ruolo di primo piano ai ceti popolari; e a quel punto, pensava il genovese, quando di fronte al precipitare della situazione e al levitare degli eventi in senso nazionale e decisamente innovatore il papa e i principi si fossero arrestati o tirati indietro, sarebbe giunto per gli uomini del partito d'azione il momento di scendere apertamente in lizza, riprendendo l'iniziativa nelle proprie mani.
Il succedersi degli avvenimenti diede in sostanza ragione alle previsioni di Mazzini, perché dalla metà del 1847 si andò acuendo la tensione tra governi e governati, con punte critiche nel Regno di Napoli e nel Lombardo-Veneto, gli Stati in cui Borboni e austriaci avevano opposto la più risoluta chiusura alle istanze di rinnovamento.