Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana
anno <1999>   pagina <210>
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210 Franco Della Perula
L'intollerabile stato di cose del Mezzogiorno fu denunciato nel luglio 1847 dalla vibrata Protesta del popolo delle due Sicilie, lo scritto dato alle stampe clandestinamente da Luigi Settembrini, che cosi concludeva:
Questo governo è una immensa piramide la cui base è fatta dai birri e dai preti, la cima dal re. Ogni impiegato, dal soldato al generale, dal gendarme al ministro di polizia, dal prete al confessore del re, ogni scrivanuccio è despota spietato e peggio su quelli che sono soggetti, è vilissimo schiavo verso i suoi superiori! Onde chi non è tra gli oppressori si sente da ogni parte schiacciato dalla piramide di mille ribaldi, e la pace, le sostanze, la libertà degli uomini onesti dipen­dono dal capriccio, non dico di un principe o di un ministro, ma d'ogni impìega-tello, di una baldracca, di una spia, di un gesuita, d'un prete. O fratelli italiani, o generosi stranieri, non crediate queste parole troppo acri [...]; ma venite fra noi, sentite voi pure come una vera mano di ferro ci stringa e ci bruci il cuore; soffrite quanto soffriamo noi, e poi scrivete e consolateci. Noi pregheremmo Iddio che desse senno a questo Ferdinando, se sapessimo che questi ascolti la voce del popolo, che è pure la voce di Dio. Onde solo ci resta far palesi le nostre miserie, mostrare che siamo immeritevoli di soffrirle e che è venuto il tempo in cui dovrà finire per noi tanta vergogna .
Alla protesta affidata alle pagine letterarie di Settembrini segui poche settimane dopo, all'inizio del settembre, quella armata dei gruppi liberali e democratici meridionali più decisi, che tentarono a Reggio Calabria e a Messina un'insurrezione che fu stroncata solo da una sanguinosa repressio­ne conclusasi con la fucilazione dei capi della rivolta.
Quanto al Lombardo-Veneto, la crescente insofferenza delle popola­zioni nei confronti del governo austriaco ebbe le sue manifestazioni più clamorose a Milano; qui la sera dell'8 settembre 1847 polizia e rnilitari di­spersero a sciabolate una manifestazione nella quale si erano levate le grida di Viva Pio IX! Viva l'Italia! ; preludio ai gravi incidenti che vennero innescati dallo sciopero del fumo, iniziato con successo il 1 gennaio 1848 per danneggiare le finanze imperiali.
Il generalissimo Radetzky, attorniato da uno stato maggiore di teutomani questa la rievocazione che di quei fatti tracciò Carlo Cattaneo , agognava al momento di far sangue e roba, millantandosi di voler rifare in Italia le stragi di Galizia [...]. Al 1 gennaio, i giovani di tutto il Regno si erano invitati fra loro a non fumar più tabacco, per togliere alla finanza austriaca una delle principali sue entrate. Lo stato maggiore distribuì tosto trentamila sigari ai soldati; e dando loro quanto denaro bastasse ad ubbriacarli, li mandò ad accattar briga in città [...]. Alla sera del