Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana
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1999
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211
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Margini e la Repubblica Romana 211
3 gennajo, granatieri ungaresi e dragoni tedeschi si avventavano colle sciabole sulla gente che moveva pacifica per la città; evitando i giovani ferivano e uccidevano vecchi e fanciulli. Si seppe che arrestati molti cittadini, si trovarono senz'armi. Onde, fatta manifesta la vile insidia dei militari, molti dicevano apertamente: un'altra volta, noi pure saremo armati; e si vedrà .
Si chiudeva così nel sangue dei calabresi e dei milanesi la stagione delle manifestazioni pacifiche, delle adunanze di popolo, delle sfilate scandite da un rituale esemplato sulle cerimonie religiose nelle quali erano echeggiati i canti patriottici e le note di quell'inno di Mameli che, con la sua insistenza sul tema della patria ridesta, aveva presto assunto il significato di un affratellamento generale, di una unione nazionale al di là dei confini e dei particolarismi locali Finiva insomma il tempo delle apparenti concordie, degli evviva ai principi, veniva meno il clima di quelle feste e di quelle celebrazioni nelle quali si era pur tuttavia operato un positivo recupero di importanti filoni delle tradizioni storiche del paese: dai Comuni medioevali (e basti pensare al motivo del Carroccio) a Balilla, dalla fierezza delle genti calabresi manifestatasi nella guerriglia contro i francesi di Napoleone (con la moda del cappello alla calabrese) alle secolari aggregazioni nelle confraternite e nelle corporazioni. E si aprivano invece i giorni dello scontro, della lotta, del ricorso alle armi.
Ai lutti di Milano fece seguito, di E a pochi giorni, la vittoriosa insurrezione di Palermo che lo si è ricordato all'inizio apri la sequenza delle rivoluzioni del 1848. Il moto palermitano, estesosi presto negli altri centri dell'isola, colpì il sistema del dispotismo borbonico nel suo anello più debole, quella Sicilia privata dal 1815 di ogni autonomia e nella quale all'odio popolare contro il vessatorio dispotismo napoletano si univano le aspirazioni indipendentistiche di larga parte del baronaggio e dei ceti borghesi E si trattò singolarità da sottolineare di una insurrezione annunciata, perché già il 9 gennaio 1848 era stato diffuso per le vie di Palermo un manifesto clandestino che incitava alla lotta armata:
Siciliani! Il tempo delle preghiere inutilmente passò. Inutili le proteste, le suppliche, le pacifiche dimostrazioni. Ferdinando tutto ha sprezzato. E noi popolo nato libero, ridotto fra catene e nella miseria, tarderemo ancora a riconquistare i legittimi diritti? All'armi, figli della Sicilia! La forza dei popoli è onnipossente; l'unirsi dei popoli è la caduta dei re. Il giorno 12 gennaio 1848, all'alba, segnerà l'epoca gloriosa dell'universale rigenerazione. Palermo accoglierà con trasporto quanti siciliani armati si presenteranno al sostegno della causa comune .