Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana
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1999
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Franco Della Pernia
tutta la città, con un crescendo di iniziative spontanee che soltanto nel fuoco stesso dell'azione trovarono un centro direttivo nel Consiglio di guerra del Cattaneo, per concludersi il 22, quando gli insorti riuscirono a tagliare la linea dei bastioni con la conquista dì Porta Tosa (l'attuale Porta Vittoria), precludendo agli austriaci la manovra per linee esterne, Tunica che restava loro dopo che il groviglio delle 1.600 barricate sorte in tutte le vie della città aveva impedito la manovra per linee interne: di qui la decisione di Radetzky di abbandonare Milano e di ripiegare sulle fortezze del Quadrilatero (Mantova, Peschiera, Verona e Legnago).
La vittoria dei milanesi trova la sua prima spiegazione di fondo nello slancio combattivo con cui una larga parte della cittadinanza uomini e donne, fanciulli e anziani, borghesi e proletari si batté intorno a quelle barricate che una poesia dialettale di fattura letteraria ha ritratto in questi termini:
Cos'hann de di qui forestee che ven a Milan / a vede strappaa su i sass, nV ras su i prei, / a vede fior de cifon, fior de divari, / scagn, comò, guardarob, fina i vassei, / a trabisonda giò in mezz'atta strada, / per far ogni boccon ona barricada? / Pazienza quist, ma vede i bei carross, / di omnibus che var tanti danee; / in st'occasion avarien daa anca i oss, / per faa volum ghem fina tra giò i vestee, / che sta quii fina ch'an dormii sui ass / tran giò cossin, paion e matarass .
È indubbio però che l'apporto maggiore venne dal popolo minuto degli artigiani, degli operai, dei lavoratori manuali, come Cattaneo che dell'insurrezione fu il capo più prestigioso dimostrò redigendo sulla base delle note mortuarie della Municipalità il registro dei più di 300 milanesi caduti nella lotta.
Ma la maggior turba detti uccisi doveva ben essere fra li operai: le barricate e li operai vanno insieme oramai come il cavallo e il cavaliere; Il sacro mestiere detti stampatori ebbe cinque morti [...]. Vi sono tre machinisti, un incisore, un cesellatore, un orefice. Dei lavoratori di ferro e di bronzo morirono non meno di quindici; onde pare che questa forte razza fosse tutta sulle barricate. Ed è pur glorioso all'arte de' calzolai il numero di tredici uccisi. Dei sarti caddero quattro; tre cappellai; e ventitré verniciatori, doratori, sellai, tessitori, filatori, guantai [...]. Vha una decina di muratori, scarpellini e lavoranti d'arti edilizie [...]. Noi, raccogliendo solo il sommario significato di questi aridi ruoli, ripetiamo che il sangue dei cinque giorni fu veramente versato dal popolo, e al popolo se ne deve gratitudine e
gloria.