Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana
anno <1999>   pagina <215>
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Masgini e la Repubblica Romana 215
Così pure va rilevato che l'insurrezione milanese non restò in Lom­bardia un fatto isolato, perché in quegli stessi giorni si sollevarono anche le altre città della regione, che costrinsero i presidi nemici alla ritirata o alla resa, agevolando così la vittoria della capitale. E va infine ricordato che lo slancio antiaustriaco coinvolse anche una parte delle popolazioni rurali lombarde. Queste erano infatti stanche del cumulo delle tasse che gravava su di loro (dai dazi all'imposta su un genere di prima necessità nelle campa­gne come il sale) e odiavano la coscrizione, il mercato di carne umana, come era definita popolarmente a causa della discrirninatoria pratica della sostituzione, che permetteva ai giovani di famiglie abbienti estratti a sorte nel contingente della leva di trovarsi un supplente a pagamento; ed il dif­fondersi di questo sentimento di insofferenza, insieme alla speranza di veder migliorata la propria sorte dai rivolgimenti in corso, aiuta a capire le ragioni della disposizione manifestata inizialmente da una parte dei contadi­ni della Lombardia a venire in aiuto dei milanesi, sotto la guida dei parroci, dei proprietari e di quanti avevano influenza sul loro animo.
Turbe di contadini condotte da studenti, da medici, da curati, da do­ganieri è ancora una rievocazione di Cattaneo movevano d'ogni parte verso Milano. Dall'alto dei nostri campanili si videro fra le campagne le strade biancheggianti oscurarsi e ingombrarsi all'arrivo di quelle moltitudini; e inanzi ai loro colpi fuggire le vedette nemiche. Una testimonianza che trova conferma nelle annotazioni dei diarii di alcuni ufficiali austriaci relative a quelle giornate: Migliaia di contadini armati come avventurieri muovono in Monza per quindi raggiungere Milano. E ancora: Milano era accer­chiata da contadini che tumultuanti e armati accorrevano a migliaia, e tira­vano contro i soldati che stando sui bastioni, affatto alla scoperta, venivano bersagliati anche dall'interno della città.
Sempre in quelle stesse giornate di marzo il potere austriaco crollava nel Veneto, dove insorgeva vittoriosamente Venezia, seguita dagli altri cen­tri urbani della terraferma. Nella città lagunare, in particolare, furono deci­sive per la vittoria della rivoluzione la defezione dei reparti di guarnigione italiani (circa 3.500 uomini su un totale di 8.300) e la risolutezza degli 800 operai dell'Arsenale, i quali permisero a Daniele Manin, il padre del po­polo veneziano con cui dialogava in dialetto, di proclamare il 22 marzo, dopo un'insurrezione quasi incruenta, la rinascita della repubblica di Ve­nezia.
Noi siamo liberi, questo il breve discorso indirizzato da Manin alla folla convenuta il 22 marzo in piazza San Marco e possiamo doppiamente gloriarci di esserlo, giacché lo siamo senza aver versato goccia né del nostro sangue né di