Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana
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1999
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Franto Della Feruta
quello dei nostri fratelli; perché io considero come tali tutti gli uomini. Ma non basta aver abbattuto l'antico governo; bisogna altresì sostituirne uno nuovo, e H più adatto ci sembra quello della repubblica, che rammenti le glorie passate, migliorate dalle libertà presenti. Con questo non intendiamo già di separarci dai nostri fratelli italiani, ma anzi formeremo uno di que' centri, che dovranno servire alla fusione successiva e poco a poco di questa Italia in un sol tutto. Viva dunque la repubblicai Viva la libertà! Viva San Marco! .
L'incalzare degli avvenimenti spinse Carlo Alberto, premuto dall'opinione pubblica e dalla stampa degli Stati sardi, a superare le esitazioni che lo avevano trattenuto dal muovere guerra all'Austria, e alla cui base erano preoccupazioni militari e diplomatiche non infondate: la consapevolezza della scarsa preparazione di un'armata che stava passando dal piccolo esercito di caserma del tempo di pace al grande esercito di riservisti del tempo di guerra; lo sfavore con cui Francia e Inghilterra vedevano l'apertura di un conflitto in Italia; il timore che nel Lombardo-Veneto prevalessero le tendenze repubblicane. Tra le sollecitazioni ad osare ci fu anche quella di Cavour, che sul Risorgimento del 23 marzo, quando a Torino non era ancora giunta la notizia della ritirata di Radetzky da Milano, scrisse queste vibranti parole:
L'ora suprema per la monarchia sarda è suonata, l'ora delle forti delibera-zioni, l'ora dalla quale dipendono i fati degli imperi, le sorti dei popoli. In cospetto degli avvenimenti di Lombardia e di Vienna, l'esitazione, il dubbio, gli indugi non sono più possibili: essi sarebbero la più funesta delle politiche [..,]. Guai a noi, se per aumentare i nostri preparativi non giungessimo più in tempo! Guai a noi, se quando saremo per varcare il Ticino, ricevessimo la notizia della caduta della regina della Lombardia! Lo ripetiamo, nelle attuali contingenze vi è una sola politica, non la politica dei Luigi Filippi e dei Guizot, ma la politica dei Federici, dei Napoleoni e dei Carlo-Emanueli. La grande politica, quella delle risoluzioni audaci.
La prima colonna piemontese passò il Ticino il 25 marzo ed entrò in Milano il 26; una seconda colonna occupò Pavia il 27; ma l'inseguimento di Radetzky con il grosso dell'armata cominciò soltanto il 31, troppo tardi per ostacolare il suo ripiegamento all'interno del Quadrilatero. Inizialmente, tuttavia, le operazioni della prima guerra d'indipendenza furono propizie alle truppe di Carlo Alberto, che alla fine di aprile varcarono il Mincio attestandosi lungo un arco compreso dal Garda a Villafranca e minacciando quindi la linea dell'Adige. A questa prima fase del conflitto parteciparono a fianco