Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana
anno <1999>   pagina <217>
immagine non disponibile

Macini e la Repubblica Romana 217
dei Piemontesi anche contingenti inviali sia pure a malincuore da altri sovrani italiani: due divisioni napoletane al comando di Guglielmo Pepe (che vennero però richiamate da Ferdinando II nella seconda metà di maggio), due divisioni pontificie (impiegate nel Veneto), e reparti di regolari e volontari toscani. Ed anzi fu proprio la tenace resistenza opposta dai toscani a Curtatone e Montanara (29 maggio) a bloccare un primo tentativo di ripresa offensiva di Radetzky le cui forze, battute anche a Goito (30 maggio), furono costrette a rinchiudersi in Mantova. Ma con il passare delle settimane la situazione militare evolvette a favore degli austriaci che, grazie ai rinforzi mandati dalle altre parti dell'Impero, nel giugno avevano recupe­rato il controllo del Veneto ad eccezione di Venezia, stretta però da blocco e avevano anche acquistato la superiorità numerica (95.000 uomini contro 75.000). Radetzky fu quindi presto in grado di lanciare un'offensiva generale che, iniziata il 23 luglio, travolse lo schieramento piemontese nelle battaglie di Custoza e Sommacampagna, portò alla rioccu­pazione di Milano (4-5 agosto) e costrinse Carlo Alberto a ritirarsi al di là del Ticino e ad accettare le sfavorevoli condizioni impostegli dall'armistizio Salasco (9 agosto).
Mentre sulle colline e nelle pianure del Veneto e della Lombardia si intrecciavano le alterne vicende belliche, sul terreno politico si venivano producendo gravi lacerazioni all'interno del fronte nazionale.
Anzitutto ci fu il disimpegno di Pio DC dalla causa italiana, annunciato nell'allocuzione pronunciata il 29 aprile davanti ai cardinali riuniti in conci­storo. H papa, che era stato spinto dalla pressione dei suoi sudditi ad andare al di là di quel riformismo amministrativo in cui avrebbe voluto contenersi e che era vivamente preoccupato per le crescenti critiche che nell'Austria e nelle regioni cattoliche della Germania si levavano contro l'azione da lui svolta in Italia, oppose in quella occasione il suo netto rifiuto alla partecipa­zione delle truppe pontificie alla guerra con funzioni offensive, richiaman­dosi alla funzione sovranazionale del papato.
Ma conciossiacché ora alcuni desiderino, queste le affermazioni salienti di Pio DC che noi altresì con gli altri popoli e principi d'Italia prendiamo guerra contro gli austriaci, giudicammo conveniente di palesar chiaro, ed apertamente in questa nostra solenne ragunanza che ciò si dilunga del tutto dai nostri consigli, essendoché noi, sebbene indegni, facciamo in terra le veci di Colui, che è autore di pace, e amatore di carità, e secondo l'ufficio del supremo nostro apostolato prose­guiamo, ed abbracciamo tutte le genti, popoli e nazioni con pari studio di paternale amore.