Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana
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1999
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Franco Della Penda
Questa presa di posizione ledeva in maniera irrimediabile e svuotava di contenuto il mito neoguelfo, che aveva tuttavia avuto un grande peso nel-Paccostare alla politica attraverso Porientamento nazionale e liberaleggiante manifestato da alcuni settori del clero una parte dei ceri popolari, e che con il suo crollo veniva ora a introdurre un elemento di grave perturbamento all'interno del movimento risorgimentale.
Quindici giorni più tardi cominciava la svolta reazionaria nel Regno di Napoli. Ferdinando H, deciso a riprendere la sua autorità scossa dal distacco della Sicilia (dove il Parlamento da poco eletto aveva pronunciato il 13 aprile la decadenza dei Borboni dal trono dell'isola) e dal crescente fermento dei gruppi democratici, forti specie in Calabria, decise di non cedere alle richieste dell'ala più radicale dei deputati eletti al Parlamento nell'aprile, i quali volevano modificare la Costituzione nell'intento di limitare i poteri della Corona. Così il 15 maggio, mentre i deputati erano riuniti nella capitale nel palazzo di Monteoliveto per cercare un impossibile compromesso e nella città si innalzavano le prime barricate, il re scelse il confronto duro dando ordine alle sue truppe di aprire il fuoco contro gli assembramenti armati. Le sorti dell'aspra battaglia che ne segui erano segnate, perché il migliaio di difensori delle barricate, non appoggiati dalla popolazione, vennero schiacciati dopo sette ore dai 12.000 uomini della forza regia, composta in buona parte dagli efficienti reggimenti di mercenari svizzeri. Doloroso fu il bilancio finale: un centinaio di morti e 500 feriti tra i cittadini (alcuni dei quali massacrati, benché inermi, dagli svizzeri); 46 morti e 200 feriti tra i militari. Ferdinando avrebbe poi allargato la sua stretta repressiva nelle provincie, liquidando un estremo tentativo di resistenza dei liberali in Calabria, e ponendo così le premesse per la riconquista della Sicilia; ma questo momentaneo successo, per il modo sanguinoso in cui era stato conseguito, allargò ulteriormente il solco tra i gruppi politicizzati del-Piniellettualità e della borghesia, aprendo una lacerazione che avrebbe avuto grande peso nel crollo finale del Regno nel 1860.
E ancora, in quegli stessi giorni Mazzini decideva di riprendere la sua libertà d'azione. Il leader democratico, che all'inizio del 1848 aveva continuato a sostenere la priorità della lotta all'Austria rispetto alla questione del futuro ordinamento dell'Italia indipendente e unita (da demandare a un'assemblea costituente da convocare a guerra vinta), mutò infatti linea alla metà del maggio. Non appena il Governo provvisorio lombardo, a direzione moderata e filosabauda, annunciò il 12 di quel mese il plebiscito per la cosiddetta fusione della Lombardia negli Stati sardi, rompendo la tregua istituzionale stabilitasi all'indomani delle Cinque giornate, Mazzini