Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana
anno
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1999
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pagina
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219
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Manzini e la Repubblica Romana 219
ritenne che continuare a tacere su -principi avrebbe potuto condurre alla liquidazione della democrazia, e stabili perciò di riprendere l'apostolato delle sue idee repubblicane. Nasceva così a Milano, il 13 maggio, l'Italia del popolo, il primo quotidiano mazziniano, che delineava con nettezza gli obiettivi dell'azione democratica:
In queste due parole, L'Italia del popolo, sta compreso tutto il programma dell1'Associazione nazionale che il giornale andrà via via svolgendo, come le circostanze suggeriranno. L'antico grido de* nostri padri, Popolo, Popolo! e il nuovo della giovine generazione, Italia! il diritto proclamato ne' secoli addietro dalle nostre repubbliche e il dovere che attempera l'esercizio dei diritti in un concetto di vita collettiva e di bene comune: la profezia, oggi avverata, del passato, e il presentimento, che sta per verificarsi, dell'avvenire la democrazia e l'unità sono per noi i due sommi termini della nostra nazionalità. Qualunque programma separi questi due termini o sagrifichi l'uno all'altro è per noi imperfetto o vizioso: può riescire a trionfo breve, ma cadrà rinegato dalle necessità dei tempi e dal diritto senso degli italiani.
Dalle colonne del suo giornale Mazzini condusse quindi nelle settimane successive le sue campagne contro la fusione , contro i progetti sabaudi di un regno del nord (che a suo avviso avrebbe provocato sospetti, gelosie e desideri di forza equilibrata nell'Italia del centro e nell'Italia del sud, rafforzando le tendenze particolaristiche a danno dell'unità), contro la prospettiva di diete locali e mandatarie della volontà dei principi alle quali contrapponeva l'idea di una Costituente nazionale e a base popolare. Via via poi che, in relazione al cattivo andamento delle operazioni militari, si andava profilando il fallimento della guerra regia e si facevano più evidenti i sintomi di declino della corrente moderata, il genovese prese a insistere sulla necessità di affiancare ai corpi regolari piemontesi le iniziative del volontariato, della guerra di popolo e nazionale capace di mobilitare le energie più riposte del paese.
Le divaricazioni sempre più nette all'interno del campo liberale e nazionale, gli arretramenti di Pio IX e degli altri sovrani, timorosi sia dei propri sudditi che di un ingrandimento del Piemonte, la ripresa delle forze conservatrici e di quelle reazionarie, la riscossa dei particolarismi locali accentuarono la radicalizzazione della lotta politica e portarono a una embrionale aggregazione delle forze democratiche. Queste riuscirono a ottenere un consenso abbastanza largo nelle città del centro-nord, tra le frazioni più avanzate dei ceti medi, nella gioventù delle scuole e nelle avanguardie politicamente più mature e sensibili dei ceti popolari urbani, specie in città