Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana
anno
<
1999
>
pagina
<
221
>
Margini e la Repubblica Romana 221
vita stentata e morte precoce, spesso dopo pochi numeri; ma parecchi furono i giornali che, impostati fin dall'inizio con il sostegno di uomini polìtici autorevoli, con una adeguata copertura economica e una seria struttura redazionale riuscirono ad avere una periodicità serrata, quotidiana o trisetti-manale, e una durata che permisero loro di acquistare una fisionomia ben definita, di ritagliarsi un proprio spazio in un mercato ristretto (nel quale era un successo avvicinarsi alle mille copie di vendita) e di svolgere una funzione di orientamento nei confronti dei propri lettori.
Nella rivoluzione nazionale italiana del 1848 si innestarono anche ten sioni sociali, a volte episodiche e momentanee, talora diffuse e più durature: agitazioni dei lavoratori urbani impiegati nelle manifatture e negli opifici, che volevano più dignitose condizioni di vita e di lavoro (reclamando tra l'altro, in vari casi, una diminuzione degli affitti delle abitazioni), fermenti e movimenti di massa delle popolazioni rurali, oppresse spesso da patri colonici angarici e desiderose di recuperare il possesso di terre usurpate, rivendicazioni di varia natura (meno tasse, viveri a buon mercato) degli strati più poveri. Si trattò di un intreccio di forme di protesta il cui manifestarsi venne favorito dall'allentamento del controllo politico e sociale e dalla crisi degli apparati repressivi del potere verificatisi soprattutto durante la prima metà dell'anno.
Nei centri urbani manifestazioni e scioperi coinvolsero i lavoratori dei vecchi mestieri, dai tipografi ai sarti, dai cappellai ai vetturini. Particolarmente attivi si dimostrarono i tipografi i quali, oltre a domandare come a Firenze, a Milano, a Genova, a Napoli una riduzione a 10 ore della giornata lavorativa e un miglioramento delle retribuzioni (basse in assoluto ma non rispetto a quelle degli altri lavoratori manuali), protestarono anche contro l'introduzione dei macchinari a vapore nelle aziende. Le macchine sono dannose, diceva una petizione sottoscritta nell'aprile dai compositori e dai torcolieri napoletani e argomentisi questa verità dal numero delle braccia cui supplisce. Una sola macchina fa in un giorno il lavoro di 24 torcolieri e d'altrettanti battitori; ecco 48 famiglie nella miseria, per l'utile di un solo egoista .
Nei commenti dedicati dai giornali a questi sintomi di una più moderna conflittualità sociale che si faceva strada nel mondo del lavoro prevalsero largamente le esortazioni alla conciliazione tra i ceti, coniugate con gli appelli al patriottismo e al buon senso e i richiami agli effetti benefici della libertà economica e politica. E documento particolarmente rappresentativo della mentalità dei gruppi dirigenti in tema di rapporti tra imprenditori e lavoratori appare il discorso sentenzioso indirizzato ai sarti milanesi in scio-