Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana
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1999
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Franco Della Feruta
pero da uno dei maggiori esponenti del moderatismo cattolico lombardo, Cesare Cantù, dalle pagine del Kepubblicano del 17 aprile, nelle quali tra le altre considerazioni è dato leggere, con allusione alla consuetudine del cosiddetto sciopero del lunedi :
Avete detto: ''Noi sartori siam pagati troppo poco; siam obbligati a lavorare alla festa: adesso c'è la libertà; si raddrizzano i torti; e noi vogliamo cambiare: altrimenti diremo che si è mutata la frasca, non il vino".
Avete ragione e avete torto. Sul lavorar alla domenica sono con voi [...]; avete sei giorni nella settimana; al settimo anche il Creatore riposò. Ma ho detto sei giorni: mi capite? Cos'è dunque cotesto vizio del lunedi? Alla domenica sera n'avete bevuto un bicchierin di più; la mattina state a letto più tardi, poi vi sentite svogliati; avete a risolvete degli intrighi non belli cominciati la domenica; e intanto la giornata si consuma, e la sera si toma all'osteria perché ci si andò la domenica. OhibòI Riposar la domenica, ma lavorare il lunedi; e ricordarsi che son più i pasti che i giorni.
Altrettanto illuminante sugli orientamenti sociali dei ceti dominanti è poi l'argomentazione relativa all'impossibilità di ottenere aumenti salariali:
Quanto ai salar], è una questione come quella se nacque prima l'ovo o la gallina: gran dottoroni l'agitano da lunghissimo tempo e senza venirne a una risoluzione buona. Io non son in grado di farvi qui un trattato; ma mi concederete senza troppa fatica che il salario deve essere in proporzione della fatica [...]. Noi operai non n'abbiam abbastanza, e vogliamo ci si cresca la giornata, si cresca il prezzo dell'opera. Cosa succede? Il capo-fabbrica non ci trova più la convenienza, e dismette e noi ci troviamo in piazza .
Venendo ora alle campagne, chiari sintomi della crescente insofferenza delle popolazioni rurali per una vita fatta di stenti, di miseria, di inedia (un'inedia che in larga parte delle campagne del nord mieteva una copiosa messe di vittime con il devastante morbo della pellagra, una avitaminosi conseguenza di un'alimentazione a base quasi esclusiva di mais) si manifestarono in molte zone del paese. In Lombardia e nel Veneto furono frequenti le agitazioni delle popolazioni della fascia alpina per rivendicare il possesso dei beni comunali sui quali avevano esercitato da tempo immemorabile il diritto di pascolare e di far legna, beni che il governo aveva imposto di vendere a privati nel 1839 e della cui alienazione avevano tratto profitto soltanto le famiglie più agiate delle singole comunità. In Lombardia