Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana
anno <1999>   pagina <223>
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Macini e la Repubblica Romana 223
una particolare intensità assunse il movimento dei mezzadri e del coloni della Brianza e della zona collinare e della pianura asciutta, oppressi da contratti che li obbligavano a pagare ai proprietari nobili o borghesi gravosissimi fitti in grano e a prestare molte giornate di lavoro semigratuite al servizio diretto dei padroni Tra l'aprile e il maggio si mossero così a protesta i contadini di una lunga serie di comuni della zona. Si alzarono delle barricate e ci furono scontri con la guardia nazionale, con invasioni e danneggiamenti delle proprietà dei padroni più invisi in un crescendo di violenza che potè essere placato solo dall'intervento personale dell'arcive­scovo di Milano, il quale dal 12 al 15 maggio percorse in una sorta di pellegrinaggio numerosi centri, da Missaglia a Vimercate, Merate, Carate, Oggiono, Monza, Desio, Seregno, Lecco e via dicendo. In tutte queste parrocchie riferiva l'ufficiale Gaietta di Milano parlò con mirabile facilità di parola, e con tale energico zelo, che destò in ogni parte l'entu­siasmo della religione e del patrio amore, represse i tumultuanti, confortò i buoni, ricondusse e consolidò l'armonia, la pace, l'idea della vera libertà in tutti i cuori .
Il malcontento dei ceti rurali della Lombardia, i quali avevano in un primo tempo sperato che la rivoluzione avrebbe potuto portare un allegge­rimento delle loro sorti e che videro invece presto deluse queste loro aspettative, si concretò quindi nel grido Viva Radetzky! che prese a levarsi sempre più frequente dal giugno nei contadi, con le modalità che emergono da uno degli esempi più tipici, quello di Ponte in Valtellina. Durante la processione del Corpus Domini (22 giugno) in quella località i contadini che stavano nella piazza cominciarono a protestare, chiedendo che le signore dovessero non precedere, ma seguire i contadini uomini. Inter­venne la guardia nazionale, ci furono scontri e, come riferiva in un suo rapporto il comandante dei reparti civici: tra mille improperi e minaccie scagliate contro i signori e le signore [...] una truppa di contadini si staccò dalla processione schiamazzando d'ogni maniera e si sentivano fino le grida: Viva Radeski, viva Ferdinando [...]. E tanta era la pervicacia di alcuni di quei villici che mentre passava il baldacchino col Santissimo non si degnavano nemmeno di togliersi il cappello, ed a chi li esortava a questo atto di pietà si rispondeva: en gha per coion gnanca el Cristo .
Un'idea assai aderente ai reali stati d'animo dei contadini lombardi in quelle settimane ci 4 poi dato da un rapporto inviato il 22 luglio dal Vare­sotto al Comitato di pubblica sicurezza di Milano, in cui si legge:
Ora (...) in taluni si va svolgendo una specie di simpatia per l'austriaco, e ciò che è peggio si è che la parola da costoro proclamata nelle piazze, nei convegni,