Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana
anno
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1999
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pagina
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225
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Mastini e la Repubblica Romana
Grottaglie, Carosino, Castelvetere, San Cosmo Albanese, Decollatura, Sove-ria Mannelli, la Sila, e via dicendo, in una successione non coordinata che accese bagliori di guerra civile, con modalità delle quali danno un'idea queste sparse testimoniarle dei contemporanei:
[A Castelvetere] si proclama la partizione de* beni comunali, e si viene illegalmente alle vie di fatto. S'invadono le terre del proprio comune, non lungi dal ricinto di quella città, e se ne toglie a un tempo il possesso e il diritto a chi n'era divenuto possessore e padrone. Da pertutto devastazioni territoriali, violazioni di confini, travarcamento di limiti [...]. A migliaia contadini armati [...] mostransi pronti e risoluti a far fronte al resto de' cittadini, che stan tutti in difesa di sé, delle lor case e delle loro famiglie .
In Venosa della Basilicata i proprietari si erano da più dì ritirati e chiusi nelle rispettive case, dopo che nel giorno 3 di maggio i popolani del contado sollevati a rumore avevano trucidato [alcuni proprietari] alle grida alte e fuoriose di "morte alle giamberghe" [gli abiti di gala dei borghesi] e "divisione delle terre". Lo stesso, o poco meno, erasi fatto a Rionero, a Maschito. Lo stesso in Santangelo de' Lombardi, dove i naturali si avevano diviso le terre demaniali delle quali erano altri in possesso .
Nelle vicende quarantottesche italiane la componente sociale ebbe certamente un ruolo secondario rispetto a quella più propriamente politico. E tuttavia i fatti cui si è accennato indussero la classe dirigente liberale e democratica a rivolgere l'attenzione alle questioni relative al mondo del lavoro, e a seguire con un vivo interesse gli avvenimenti della Francia, dove la seconda Repubblica si era presto trovata a dover fare i conti con la diffusione delle idee socialiste, con il problema della cosiddetta organizzazione del lavoro, con il malcontento del proletariato culminato nella sanguinosa insurrezione parigina del giugno. E non fu un caso se uomini che, come Cavour e Mazzini, militavano in campi opposti dello schieramento politico, preoccupati che potesse aprirsi anche in Italia un periodo di sommovimenti sociali dannosi alla causa della liberazione del paese dall'Austria, formulassero sui fatti parigini un giudizio che li accomunava in una solidale condanna delle ideologie socialiste e comuniste. Si era trattato, scriveva Cavour sul Risorgimento del 30 giugno, di salvare l'ordine sociale da una distruzione assoluta, di serbare intatti i sacrosanti principi della famiglia e della proprietà, minacciati dal socialismo e dall'anarchia; bisognava quindi gioire per la vittoria degli amici dell'ordine, giacché se il comunismo vinceva a Parigi, difficilmente l'Italia e la Germania sarebbero