Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana
anno
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1999
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234 Sergio La Salvia
fare: il sorgere di questi organismi a ridosso del '48, prova la resistenza di forme associative premoderne, favorite da un clima generale che ostacola la nascita di modalità più attive. Loro caratteristica è di rafforzare le tendenze delle società locali alla frammentazione e alla divisione e nel concreto esistere esprimono una duplice contraddizione, la prima di tipo per cosi dire interno, che nasce dal contenere in forme vecchie istanze nuove; l'altra, esterna, di confliggere in modo stridente con l'esigenza che matura nel corso degli eventi quarantotteschi, di un principio d'identità assai più largo, sorgente dall'idea di patria e di nazione. Perché qui sta un altro particolare carattere di questo processo: di pervenire cioè all'affermazione di moderne forme associative entro un'esigenza fondativa di una più vasta e nuova istanza sociale che è la nazione, tema talmente centrale da involgere la stessa cultura cattolica in una discussione in cui si divide intorno ad un problema proposto indubbiamente dalla cultura laica.22)
Ma su questo terreno sembra possibile cogliere uno dei grandi temi che sta dentro il movimento dei circoli, quello dell'urbanizzazione, intesa non solo in termini demografici, ma civili e culturali, di una parte crescente della società. Nello Stato Pontificio, come nel resto d'Italia, le città sono ormai l'elemento dinamico, ed hanno un loro ruolo definito anche dall'importanza diversa che assumono nella vita dello stato e nelle vicende politico sociali: Roma, Bologna Ancona, Perugia, Pesaro, Ferrara e così via enumerando. Una simile classificazione può esprimere ancora un criterio per governare la società pontificia, in quell'intreccio perverso e confuso che rafforza il localismo delle autorità civili, legati e prolegati, e religiose, i vescovi diocesani; le quali però sono accomunate da una identica insensibilità proprio verso la crescita all'interno di quelle stesse realtà urbane di uno stile di vita che ormai tende ad accomunare le diverse società locali. In questi centri emerge un ceto che comincia a esprimere in modo sempre più forte una comune idea di cittadinanza e di legalità, ha una stessa visione delle vie di sviluppo della civiltà contemporanea, individua gli stessi motori
* Il tema, che accennerò soltanto, sebbene abbia una sua indubbia rilevanza, è quello del progressivo superamento dell'orizzonte territoriale locale e corporativo verso identità più astratte, in un processo che trova le sue origini nei rivolgimenti di inizio secolo.. Per la discussione su patria e associazione in questa fase e in ambito cattolico, che sentiva il tema come questione che metteva in discussione i fondamenti della propria visione sociale, si veda l'opuscolo del Tapparella d'Azeglio sulla nazione e l'anonimo P.P.A., Nazione e civiltà in risposta al P. Tapparelli d'Azeglio., Roma, s. d. ma 1847), nonché // cittadino e la Patria, Orazione ditta dal camitico Ambrogio Ambrosoli nella chiesa di Santa Felicita in Firenze, Roma-, 1847, entrambi in MCRR, voi. 125, Documenti a stampa allegati alla Cronaca Roncalli.