Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana
anno <1999>   pagina <241>
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Nuove forme delia politica: /'opera Sei circoli
come portatori di disordini, furono a lungo ostacolati dalle classi dirigenti nazionali, comprese quelle piemontesi, fin oltre il primo decennio unitario, fintanto che il forte conflitto di indirizzi morali sul processo di unificazione e sul modo di fare gli italiani connotò come politica ogni forma associativa di questa natura. Solo dopo il 1870, con il consolidarsi della società politica fu possibile alla società civile riappropriarsi senza rischi dei propri strumenti di espressione, ma secondo i caratteri già rilevati.
Se dunque gli scrittori di matrice reazionaria non colgono l'elemento di novità del fenomeno, considerando la rivoluzione e la formazione dei rivoluzionari non come processo, ma come una decisione, onde il loro ricorso alla teoria della congiura, tuttavia alla loro visione reazionaria non può rispondersi soltanto sottolineandone il carattere fuorviarne; essa infatti ci pone gli interrogativi relativi a modalità, a tempi e cause che legarono così intimamente al processo rivoluzionario il movimento dei circoli. Certo questo fu prodotto né improvviso, né spontaneo, ma neppure preordinato per così dire a tavolino; Ì circoli insomma non furono il centro o il motore della rivoluzione che, semmai, ne ebbe più d'uno, furono invece un feno­meno che, tra il 1846 e il 1849, cambiò prospettive nelle diverse fasi, inse­rendosi in un percorso di radicalizzazione, sociale e di crisi dello stato di antico regime,39) che nessun discorso sull'ideal-tipo è sufficiente a descrivere o comprendere. Se così non fosse stato, specie in origine essi avrebbero provocato esplosioni di jacquerie* più o meno violente, non per ciò meno effimere dal punto di vista della sedimentazione di esperienza politica nelle masse e tra le avanguardie, né avrebbero avuto alcun ruolo sociale, ma, come organi più direttamente politici, attivato risposte repressive adeguata. I circoli invece, nelle diverse fasi, cercarono di mantenere il loro carattere di organi di una pubblica opinione vigilante, espressione di una società plurale.
39) II fenomeno, si è accennato, ha dimensioni nazionali, e ha aspetto rigoglioso e ra­dicale in Toscana (Livorno conta un circolo ogni quartiere, vedi l'indirizzo di essi A tutti i circoli d'Italia, volantino in MCRR, voi. 350, 160), in Lombardia e in Liguria, dove esprime il conflitto tra Genova e Torino, radicato nella tradizionale autonomia della Repubblica di San Giorgio, negata dal Congresso di Vienna. In Piemonte il movimento associativo, fiorente, appare più normalizzato, tra persistenza della sociabilità aristocratica e nuove forme della, sociabilità politica, incrementate dallo sviluppo della lotta parlamentare. Appar­tato il caso di Venezia, onde lo Spada {Storia della rivoluzione di Roma, voi. 1, pp. 285-286) riconosce particolari meriti al Manin nel controllo dei circoli Su ciò rinvio alla relazione da me svolta a Venezia al convegno su 1848-'49. Costituenti e Costituzioni. Damele Manin e la Repubblica di Venera (Venezia 7-8 ottobre 1999). Diversa poi la situazione napoletana, dove la svolta del 15 maggio '48 blocca ogni svolgimento del moto dei circoli. Ma queste sono solo impressioni, non giudizi: la ricerca auspicata dal Natali nel 1938 sulla vita dei circoli nel 1848-49, resta tutta da fare.