Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia religiosa. Secolo XX
anno
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1999
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pagina
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259
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Nuove forme della politica: Popera dei circoli 259
specifiche dimensioni sociali della vita urbana che muta le aspettative quotidiane oltre gli orari definiti dalla luce naturale, in una appropriazione di nuovi tempi da parte di tutti, mentre in precedenza essa, che può senz'altro essere considerata un lusso, era riservato a quei ceti che, nella dimensione del salotto e del teatro, della festa privata e di palazzo, esprimevano in questo stesso fatto la loro superiorità sociale. Ora in questa liturgia della luce v'è un complesso e assai mediato messaggio sulla forza di un certo tipo di civiltà, il senso di una vittoria sulle tenebre, che peraltro è un dato già affermato nelle più moderne città dove la luce artificiale, l'illuminazione a gas, è ormai un fatto compiuto.89) Non v'è comunque tra il luglio del 1846 fino ai difficili momenti della Repubblica, manifestazione in cui non brillino migliaia di torce e moccoletti, l'illuminazione a cera come allora si diceva; le prime erano portate dalle folle in corteo, i secondi rischiaravano i luoghi fissi, case, palazzi, sedi pubbliche o pubblici locali La luce anzi diventava, ove più o meno presente e fastosa, espressione di schieramento, e a volte i palazzi nobiliari restati oscuri venivano fatti oggetto di veri e propri assalti. La luce inoltre esercitava il suo dominio e il suo richiamo non in un solo punto della città, il luogo dell'autorità, ma si estendeva su tutto lo spazio urbano, che diventava egualmente importante e centrale: era la scena in cui si sviluppava il corteo. Allo stesso modo il centro di irradiazione della luce era, insieme ai luoghi, il corteo stesso, nel quale brillavano migliaia di fiaccole portate dai cittadini, tutti detentori di una parte di quella luce che si espandeva, creando suggestioni singolari e irripetibili nel buio delle notti romane, come nelle altre città. Da qui diffondeva il suo bagliore sulla circostante campagna, che rispondeva illuminando i luoghi più alti e visibili; ciò stabiliva un singolare legame comunitario tra luoghi distanti, ma ribadendo senza dubbio il primato cittadino. La liturgia della luce rivela un carattere democratico, motivo di eguagliamento e di affratellamento, e certamente evoca sia la tradizione iUurninistica e massonica della vittoria della luce sulle tenebre, sia l'istanza produttiva e creatrice del fuoco come elemento fondamentale della trasformazione della natura. Né può ritenersi casuale che il Mamiani e i suoi meno noti amici avessero pensato di ricordare il centenario dell'insurrezione di Genova contro gli austriaci del 5
**> A Roma si fa un progetto di illumina/ione a gas, da prodursi fuori dalle mura cittadine, vedi il Diano di Roma del 13 marzo 1847; ma vedi anche la polemica de ha Lanterna magica del 17 luglio 1848, foglio popolare da un bajocco, contro la ditta dei fratelli Tottvc, appaltatori dell'impianto per illuminare la città entro 18 mesi, ma che dopo sette non hanno fatto nulla. Per un primo inquadramento del tema si veda E. LECUPPRE-DESJAKDIN, Les lumières de la ville: recherehe sur la lumière dans les cirimontis bourguignonnes (XJV'-XV* siècles), in Revue H/storique, 1999 (CXXIII), t CCCi/1, pp. 23-43.