Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia politica. Secolo XX
anno <2000>   pagina <81>
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L'A. non ravvisa l'origine del trasformismo del 1882 nel connubio cavouriano. Vi è, anzi, una profonda differenza fra le due strategie politiche: l'ima, il connubio, ha una valenza dinamica, l'altro ne ha, invece, una statica (p. X). Oltre alle diversità rilevate giustamente dall'A. sussistono, a mio parere, anche alcune somi­glianze non trascurabili: entrambe le strategie hanno una valenza difensiva, in quanto tendono ad isolare le forze antisistema (rivoluzionari e clericali); entrambe, facendo convergere al centro, in un'unica maggioranza, tutte le forze liberali favo­revoli al sistema, impediscono la realizzazione del bipartitismo all'inglese, ritenuto lo strumento più idoneo per un'efficace sistema parlamentare.4)
Il rapporto non virtuoso fra Governo, Parlamento e pubblica amministra­zione è stato inaugurato dalla Destra (p. 51). La scelta centralista operata da que­sta, secondo i'A., che si ispira alle tesi di Ruggero Bonghi e Stefano Jacini, non rende più stabile il sistema politico, ma anzi risulta fra le cause del suo indeboli­mento (p. 17). Viene evidenziato il carattere socialmente omogeneo della Destra, la quale, tuttavia, è travagliata da questioni di carattere regionalistico, [...] che ad ogni pie sospinto si presentavano sul tappeto nei dibattiti parlamentari (p. 18).
All'avvento della Sinistra il rapporto distorto fra maggioranza, esecutivo e pubblica amministrazione si accentua: il Governo, tramite l'uso di quest'ultima, è talora in grado di orientare il voto e favorire l'elezione del deputato amico. La conseguenza immediata è che l'assemblea, minata e divisa dal pullulare degli inte­ressi locali, ha un enorme potere interdittivo verso qualunque disegno riformatore forte ed incisivo che provenga dal Governo . Il trasformismo risponde all'esigenza di stabilità, ma quest'ultima è viziata spesso da immobilismo (pp. 51-52). Con la Sinistra al governo diviene caratteristica la formazione in Parlamento di nuove maggioranze che cercano poi una convalida a posteriori di tipo elettorale (p. 33). All'interno della Sinistra non mancano voci contrarie al trasformismo come quelle di Benedetto Cairoli e di Giuseppe Zanardelli. Entrambi sono, tuttavia, protagonisti di tentativi di intesa o di accordi veri e propri con esponenti della Destra: la ten­tata alleanza Cairoli-Sella (p. 58) alla fine degli anni '70 e il connubio Zanardelli-Rudini del dicembre 1897, definito, non senza ragione, esasperato trasformismo (p. 114).
Dopo il Governo di transizione presieduto da Giuseppe Saracco, viene incari­cato Zanardelli che affida il Ministero dell'Interno a Giolitti. Nell'ottobre 1903 l'uomo politico bresciano si dimette e la presidenza del Consiglio passa allo statista piemontese. Con il suo avvento la prassi trasformista raggiunge l'apogeo, con il tentativo di allargare, attraverso una tecnica di aggregazione molecolare, le basi dello Stato alle grandi forze escluse: socialisti e cattolici. In questa fase ammini­strazione e Parlamento sono piegati al fine della integrazione civile e politica funzionale alla conquista di un vasto consenso alle istituzioni (p. 180). Prende corpo quello che l'A. definisce, rifacendosi a Paolo Fameti, il progetto burocratico di governo (p. 178).
*) CARLO GHISALBERTI, Storia costituzionale d'Italia 1848-1948, Bari, Laterza, 1994, p. 69 (la ed. Bari, Laterza, 1974).