Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia politica. Secolo XX
anno <2000>   pagina <82>
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82 Libri e periodici
Obbiettivo della prassi neo trasformi sta è portare la sinistra di classe alla collaborazione di Governo (p. 162). Tuttavia Giolitti, alla vigilia delle consultazioni elettorali (1904, 1909 e 1913), cerca l'appoggio dei cattolici mediante una politica non anticlericale (per es. con l'accantonamento del divorzio, p. 166).
Il giolittismo mostra tutta la sua debolezza nel corso degli anni. Una forte av­versione ad esso accomuna le correnti culturali d'orientamento sia laico che reli­gioso (p. 204). Le contraddizioni della gestione del potere da parte di Giolitti si manifestano in tutta la loro evidenza dopo te elezioni del 1913, quelle del cosid­detto patto Gentiloni. Le dimissioni dei ministri radicali nel marzo 1914 costrin­gono lo statista piemontese ad abbandonare la guida del Governo che passa a Sa-landra. Con questa designazione Giolitti ha intenzione di preparare il suo rientro da sinistra (p. 218). Lo scoppio della prima guerra mondiale mette nelle mani di Salandra un formidabile e imprevisto mezzo per scalzare definitivamente Gio­litti) (p. 214). L'attentato di Sarajevo del 28 giugno 1914 è l'evento fatidico liqui­datore dell'Italia gioii ttiana (p. 220).
L'A. segue con attenzione anche le vicende dei partiti dell'Estrema Sinistra e come essi interagiscono con il sistema politico. Alcune pagine sono dedicate ai di­versi tentativi di organizzazione politica: negli ambienti industriali, in quelli agrari, come il Comitato agrario nazionale e il Comitato centrale agrario , tra i catto­lici, con l'iniziativa della Rassegna Nazionale, e in campo liberale, con il Partito Democratico Costituzionale Italiano (1913). Tutto ciò è effettivamente sintomo degli scricchiolii del sistema politico dell'Italia liberale (p. 182).
Il volume è fondato su una vasta ed aggiornata bibliografia edita; imponente è l'apparato di note ai quattro capitoli che lo compongono. L'interpretazione del tra­sformismo proposta dall'A. è convincente e ricca di spunti di riflessione interessanti. Nel complesso l'analisi delle vicende politiche risulta equilibrata e approfondita. Utile è la bibliografia alla fine del testo.
Noterei, incidentalmente, che non appare completa l'affermazione secondo cui i cattolici furono contrari al quarto Ministero Giolitti (p. 200), poiché da parte di essi si ha un atteggiamento più articolato;5) e che non è chiara la collocazione poli­tica di P.S. Mancini definito ora esponente della Destra meridionale (p. 8) e ora, più giustamente, rappresentante della componente dottrinaria meridionale della Sinistra (p. 34).
Queste osservazioni nulla tolgono alla validità dello studio che può annoverarsi senz'altro come un punto di riferimento importante nella storiografia sul trasfor­mismo.
ANTONIO SCORNAJENGHI
9 Come confermano i voti favorevoli allo statista piemontese di l'ovini, Montresor, Coris e CipriaoL GUIDO FORMIGONI, I cattolici deputati (1904-1918). Tradizione e riforme, Roma, Studhim, 1988, pp. 50-51.