Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia politica. Secolo XX
anno <2000>   pagina <86>
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Libri e periodici
Fortunatamente per la ricerca storica, i sindacati come rileva Lucia Princi­pe nella sua introduzione al volume non hanno trascurato i loro archivi, co­scienti molto più di altri soggetti, compresi i partiti politici, della propria valenza storica. Li hanno anzi organizzati e li stanno organizzando in modo coerente e di­namico. Le organizzazioni dei lavoratori, insomma, dimostrano di avere la consape­volezza che rendere testimonianza della propria attività è la migliore garanzia per la salvaguardia della propria memoria storica e, al tempo stesso, segnale di civiltà. Già oggi gli archivi sindacali sono talmente ampi che il Convegno ha dovuto restringere il discorso ai soli sindacati dei lavoratori dipendenti, riservandosi una prossima oc­casione per occuparsi di quelli degli autonomi. Va precisato che quasi tutti i contri­buti hanno focalizzato la propria attenzione su un periodo storico (quello del se­condo dopoguerra) che esula dall'arco cronologico preso in esame da questa rivista. Tuttavia si può ricordare almeno l'intervento di Adolfo Pepe dal titolo II sindacato come istituitone tra società, Stato e partiti nell'età liberale. L'autore ricorda che tra Ottocento e Novecento la debolezza istituzionale delle organizzazioni operaie è stata all'origine della relativa scarsità e irregolarità delle carte dirette, mentre abbon­dano la documentazione a stampa e quella soggettiva da parte della prima leadership borghese-intellettuale delle associazioni. La documentazione d'archivio relativa a questo periodo è, perciò, per larghissima parte di provenienza pubblica, ossia è co­stituita dalle carte della magistratura e delle autorità politiche sia centrali sia perife­riche, con le caratteristiche tipiche di questa fase del rapporto tra Stato e movi­mento operaio. Esse, quindi, tendono a documentare prevalentemente il profilo dell'illegalità, singola e collettiva, ideologica e associativa, con il fine di approntare le azioni repressive da parte della autorità.
Durante il perìodo giolittiano la stabilità organizzativa e l'individuazione di specifiche procedure sindacali danno luogo, invece, ad una produzione di materiale diretto regolare e abbondante. Il sindacato tende a divenire un'organizzazione di massa articolata con leghe, camere dei lavoro, federazioni e confederazioni profes­sionali (ricordiamo a questo proposito la fondazione della CGL nel 1906 e della USI nel 1912), cosicché le fonti da esso prodotte acquistano sempre più un caratte­re di coincidenza con la sua attività pubblica. Purtroppo tali fonti dirette risultano solo scarsamente utilizzabili in quanto furono pressoché distrutte con le vicende connesse alla guerra civile, che portò i fascisti al potere dopo la dissoluzione del sistema sindacale sviluppatosi nel corso dell'età liberale. Allo stesso modo come ricorda Giuseppe Parlato nel suo contributo II sindacato durante il fascismo: dai nuo­vi assetti giuridici ai progetti di Stato sociale va rilevato il problema degli archivi delle confederazioni fasciste e delle ventidue corporazioni, misteriosamente scom­parsi dopo il 25 luglio 1943, tanto che al di là dì alcuni fondi privati e di una do­cumentazione sparsa e disorganica all'interno del vastissimo materiale presso l'Archivio centrale dello Stato, nulla di significativo per quanto concerne la docu­mentazione relativa all'argomento è emerso dal dopoguerra ad oggi.
FILIPPO ROSCHI