Rassegna storica del Risorgimento

1849 ; FRANCIA ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
anno <1914>   pagina <677>
immagine non disponibile

Bibliografia 077
Tari,, che la Francia nou venne per portar la rivoluzione e la fratellanza, che cernie a favorire il condannato Piemontesìsmo e la casa di Savoia. Delle altre idee del "Ferrari, sulla religione, sul cristianesimo, sul Papato, sulla Francia, sulla democrazia, sulla necessità della aperta discussione, non vi è parola. Per questo la figura del Ferrari appare confusa ed incom­pleta. Per capire la sua attività posteriore, sarebbe stato necessario esa­minare quale consistenza* abbiano i principi-i- inconcussi ed evidenti e la giustizia assoluta cui egli si riattacca od ogni pagina, e come li possa conciliare colle sue teorie sull'errore e sul male : sarebbe stato necessario esaminare lo storico, che riducei singoli personaggi ad un'unica tendenza per opporli tra loro (es. Vico e BomagnoBi) ; che matematizza le epoche della storia per lui fatale, e non ricerea in essa la verità, ma le basi del sistema politico, che egli voleva propugnare; sarebbe stato neces­sario rilevare le origini del suo sistema federalistico, il suo passaggio al republicanesiuio, i suoi rapporti con amici ed avversarii, il volontario esilio, le accuse ed invettive lanciate contro Gioberti, Oousin, Mazzini:, Carlo Alberto* il suo concetto di patriottismo.
Forse scopo dell'A. è lo studio delle opere maggiori, ma egli stesso confessa : Il periodo dello sviluppo intellettuale è ormai chiuso. Quella sete di sapere che, forte come nelle carni crescenti del giovinetto l'ap­petito, rivolgeva la mente del Ferrari ai più diversi argomenti... è ces­sata... La sua operosità rimarrà dentro il cerchio finora tracciato... (p. 43). Questo è il periodo più importante della vita del Ferrari: chi non lo ha capito non può studiare proficuamente le opere posteriori, già contenute in germe nelle opere giovanili.
Gap. H (U sistema filosofico). L'A. non dà una esposizione sistema-tica dell'opera La Filosofia della Rivoluzione j il lettore, che non la conosce, non se ne può fare una chiara idea : è subito investito dalle affermazioni con cui FA, .dichiara che il Ferrari non era scettico, ma pOBe le basi pel superamento di Hegel, e precorse il Croce e il Ber­gson; e qui appar manifesta la simpatia dell'A. pel Croce, sui cui libri egli ha studiato la filosofia di Hegel. L'A. non esamina affatto le prime 180 pagine, ohe costituiscono la prima parte dell'opera.: in essa il Ferrari pone le sue tre definizioni di identità, equazione e sillogismo come costi­tuenti la logica.: poi considera la natura, Dio, 1 uomo, la morale, la logica stessa: a tutti sovrappone lo tre definizioni, e- siccome egli crede che la realtà loro: si ribolli, 'proclama 11 fallimento della logica, e l'impos- abilità di superare la contraddizione. Il Ferrari non fu sempre scettico perchè non fu coerente; ma qui pose le basi dello scetticismo, pur con­traddicendosi in quanto pretendeva dimostrare illogica la logica per
mezzo della logica.
'ÌL studia la parte seconda la rivelazione naturale allo scopo