Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia politica. Secolo XX
anno
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2000
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Il Partilo Democratico Costituzionale 245
rio, l'azione di Giolitti, specie alla vigilia delle consultazioni poli oche, è volta alla costruzione pezzo per pezzo, collegio per collegio, individuo per individuo di una maggioranza malleabile che non guard[i] troppo per il sottile, di volta in volta, alle proposte legislative e agli indirizzi politici del Governo.93) L'origine di questa strategia, conseguita anche con i metodi elettorali che valsero a Giolitti l'epiteto di ministro della malavita,94) è, secondo Alberto Aquarone, la naturale, anche se patologica, conseguenza della centralità da lui attribuita al Parlamento nella sua funzione essenziale ed insostituibile di mediatore ultimo dei contrasti economici, dei conflitti sociali, delle rivalità regionali che travagliavano la struttura politico-istituzionale del paese.95) Una siffatta concezione del Parlamento viene però svilita dai metodi utilizzati dallo statista piemontese, anche se non tanto da giustificare l'affermazione di una riduzione dei [deputati] al mortificante ruolo di agenti locali.96) È anche vero, infatti, che in Aula avvenivano dibattiti di interesse nazionale, condotti solitamente con dignità, ricchezza di dottrina, robusto impegno politico [...] lungi dallo svolgersi prevalentemente all'insegna della mediocrità e della piaggieria .97)
misma. Partiti e sistema politico nell'Italia liberale 1861-1914, Roma-Bari, Laterza, 1998,
p. 114.
93> A. AQUARONE, L'Italia gioitiliana cit., pp. 262 e 264. L'autore rileva come a seconda dei collegi potessero fruire dell'influenza governativa uomini politici del più svariato colore, cattolici e massoni, repubblicani e monarchici conservatori, liberisti e protezionisti, ivi, p. 262. Dello stesso avviso anche C. GWSALBERTI, Stona costituzionale cit., pp. 283-288.
w> L'espressione è, come è noto, di Gaetano Salvemini. Il ministro della malavita e altri scritti sull'Italia gioiit liana, in Opere, voi. IV, a cura di ELIO APIH, Milano, Feltrinelli, 1962, pp. 55-59 e 73-107. Va detto, incidentalmente, che nell'immediato secondo dopoguerra Salvemini dovette riconoscere che il fascismo fu di gran lunga peggiore del sistema giolittiano, pur non rinnegando le severe critiche a quest'ultimo. Vedi l'introduzione dello storico pugliese al libro di ARCANGELO WILLIAM SALOMONE, Itatian Democracy in the Making. The politicai scene in the giolittian Era 1900-1914, Philadelphia, University of Pensilvanya Press, 1945, con un'ampia bibliografia, trad. it L'età gioiittiatia, con introduzione di GAETANO SALVEMINI, Firenze, La Nuova Italia, 1989, p. XVIII (1 ed. Torino, Da Silva, 1949); e G. SALVEMINI, FU l'Italia prefascista una democrazia?, in Opere cit., pp. 540-567.
*9 A. AQUARONE, L'Italia gioiitliana cit., p. 264.
) Cosi R. VIVARELLI, Italia liberale e fascismo. Considerazioni su di una recente stona d'Italia-, in Rivista Storica Italiana, a. LXXXII (1970), pp. 669-703, ora in II fallimento del liberalismo. Studi sulle origini dei fascismo, Bologna, Il Mulino, 1981, p. 39.
A. AQUARONE, L'Italia giolittiana cit., p. 451. A conferma si vedano gli Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, Discussioni, Legislature XXI e XXII, ad voce/, intorno, per es., alla statizzazione delle ferrovie, alla questione meridionale, alla riforma giudiziaria e alla mozione Bissoiati.