Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia politica. Secolo XX
anno <2000>   pagina <262>
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262 Antonio Scomajenghi
un nuovfò: centro massonico a Piazza del Gesù.163) Tra gli scissionisti figu­rerà il democostituzionale Dario Cassuto.164)
5. Il P.D.C, e i cattolici alla viglia delle elezioni del marp 1909: continuità con il laicismo anardelliano?
Sulla base delle relazioni inviate dai vescovi alla Segreteria di Stato va­ticana165) alla vigilia delle elezioni politiche del 1909,166) è possibile valutare se e quanto i deputati del P.D.C, rappresentino una minaccia per i cattolici. Esse tengono conto del comportamento dei singoli candidati nei loro confronti durante la Legislatura XXII,167)
Il programma di Zanardelli aveva tra i suoi obiettivi l'introduzione del divorzio e più in generale, un atteggiamento non propriamente conciliante
l63) Sull'acceso dibattito scoppiato all'interno della Massoneria in questo periodo, che sfocerà nella scissione rerana, si vedano: ULISSE BACCI, // libro del massone italiano, Roma, Vita Nova, 1922, pp. 648-705, A.A. MOLA, Storia della Massonerìa dt., pp. 324-331, F. CORDOVA, Massonerìa e politica cit., pp. 205-293 e dello stesso autore, Massoneria e politica: la scissione di Fera del 1908, in Archivio trimestrale. Rassegna storica di studi sul movimento repubblicano, a. VII (1981), numero 3, luglio-settembre, pp. 547-600. Nelle ultime trentacin­que pagine di questo articolo viene pubblicata una corrispondenza tra Oreste Dito, repub­blicano e venerabile della Loggia cosentina Bruzio-Pietro De Roberto, Achille Ballori ed Emesto Ferrari, che costituisce un'interessante testimonianza dei rapporti tra centro massonico e periferia e mette in evidenza come fu vissuta la scissione , p. 565.
,M) F. CORDOVA, Massoneria e politica cit., p. 346.
165) Sui limiti e sull'importanza di questa documentazione, vedi F. FONZI, Considera­zioni storiografiche e metodologiche cit., p. 19; e G. FORMIGONI, Il clerìco-moderatismo e il Patto Gentitoni, in Bollettino dell'Archivio per la storia del movimento sociale cattolico in Italia a. XXXII (1997), n. 3, settembre-dicembre, pp, 235-237. Sul comportamento dei cattolici alla vigilia di queste consultazioni, vedi M.S. PIRETTJ, Una vittoria di Pirro cit, pp. 11-14.
*) Sulle elezioni del 1909, vedi la documentata ricostruzione di H. ULLRICH, La classe politica cit., t. 1, pp. 233-489. Per i risultati elettorali, vedi P.L. BALLINI, Le elezioni nella storia d'Italia dall'Unità al fascismo. Profilo storico-statistico, Bologna, Il Mulino, 1988, pp. 145-152.
67) Si e opportunamente notato che questa linea ecclesiocentrica ha, in generale, come indubbia conseguenza la svalutazione più forte, non solo della tendenza di alcuni laici cattolici militanti a costruire un'autonoma e originale formazione politica, ma anche dello stesso valore dell'impegno politico per il cattolico, ridotto a semplice diga difensiva di interessi ecclesiastici . G. FORMIGONI, Il clerìco-moderatismo cit., p. 237. Sui diversi approcci alla politica diffusi trai cattolici, ivi, pp. 235 e passim; e M.S. PIRBTTI, Le elezioni politiche in Italia cit., pp. 147 e passim.